PER UNA MAGGIORE FLESSIBILITÀ DELLA POLITICA ECONOMICA COMUNITARIA NECESSARIA UNA ALLEANZA DEI PAESI PROGRESSISTI E MEDITERRANEI

Matteo Renzi

I recenti sviluppi della situazione economica internazionale hanno riportato in primo piano la necessità di una nuova politica europea finalizzata allo sviluppo. Il nuovo rallentamento della economia cinese, il basso prezzo del petrolio, che si è ormai stabilizzato intorno ai trenta dollari al barile e le turbolenze in ambito bancario hanno dimostrato ancora una volta, se mai ce ne fosse stato bisogno, la necessità di riforme in ambito comunitario. Non è più possibile continuare a focalizzarsi unicamente sul rigore che deprime la domanda interna e produce nuova recessione.
Solo una politica finalmente espansiva ha il potere di ingenerare fiducia negli imprenditori e di permettere quel salto di qualità necessario a sconfiggere definitivamente la crisi economica. Questo è ciò che andrebbe spiegato ai rigoristi nordeuropei, che continuano a parlare soltanto di conti in ordine e nulla più, che continuano ad attaccare il quantitative easing del governatore della BCE. Mario Draghi, l’unico che, fino ad ora, ha compreso che è necessaria una politica anticiclica. È, però, necessario dargli supporto, per fare in modo che questo tentativo non resti fine a se stesso ma riesca ad avere un effetto duraturo. È ciò di cui si è discusso nell’incontro tra il premier Matteo Renzi e il presidente della Commissione Europea Juncker, senza che però anche questa volta si sia raggiunto un risultato concreto. È quindi ora di muoversi e di fare tesoro degli insegnamenti degli ultimi anni. Gli Stati Uniti hanno dimostrato che una politica espansiva è l’unica che può sconfiggere la crisi, ed è quindi opportuno che anche le istituzioni europee se ne rendano definitivamente conto. In questo senso, è condivisibile la posizione di Renzi, che ha più volte parlato della necessità di un cambio di passo. Se, però, una posizione simile viene tenuta solo dall’Italia, rischia di non essere incisiva, mentre serve una alleanza con altri Stati europei, in particolar modo, con quelli progressisti e con quelli mediterranei, per fare pendere l’ago della bilancia verso una maggiore flessibilità nel consesso europeo.