PER LA TORTURA PRIMO OK DALLA CAMERA. PRETESTUOSE LE POLEMICHE SU DE GENNARO.

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Finalmente, la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo ha avuto un primo effetto concreto. La Camera ha approvato a larga maggioranza il disegno di legge che punisce la tortura.
La proposta ora passa al Senato ma è sicuramente un fatto positivo che, dopo anni, sia stato riavviato l’iter legislativo e non è da escludere che si giunga alla approvazione definitiva in tempi rapidi.
È da sperare che a questo punto cessino anche le polemiche fuori luogo e fuori tempo, come quella su Gianni De Gennaro.
È vero, De Gennaro, era Capo della Polizia all’epoca dei fatti di Genova e probabilmente ha delle responsabilità morali nella vicenda, così come le hanno altri, politici, poliziotti,  magistrati, opinion makers che sono stati indifferenti, o peggio, rispetto ad atti gravissimi, rimasti, anche a causa di carenze legislative, in larga parte impuniti.
Ma, in quattordici anni, nessuno é stato chiamato a rispondere di quei fatti, se non i diretti responsabili che guidarono la spedizione e sono stati coinvolti nei procedimenti giudiziari che ne sono seguiti.
Colpire solo De Gennaro, e colpirlo a distanza di tanti anni, appare pretestuoso e fuorviante.
Peraltro, la questione avrebbe un senso se l’ex superpolizioto fosse ancora al vertice della Polizia o in ruoli analoghi. 
Ma rimuoverlo dalla Presidenza di Finmeccanica sarebbe solo una misura punitiva fuori tempo, anche perché De Gennaro è stato assolto da qualunque responsabilità, anche indiretta, con formula ampia.
Se fossero emersi reati o comportamenti a lui imputabili, i relativi provvedimenti avrebbero dovuto essere adottati quindici anni e sei governi fa’. 
Anche perché i fatti sono noti fin dai giorni immediatamente successivi agli scontri. Fatti la cui gravità era emersa immediatamente, molti anni prima che la CEDU li qualificasse giuridicamente come tortura.
Sulle violenze alla Diaz, così come su altri accadimenti analoghi di quei giorni sono state pubblicate opere approfondite di autorevoli testimoni.
Per i giudizi morali, perché su De Gennaro si esprimono valutazioni di ordine morale, quelle testimonianze erano più che sufficienti. Non c’era bisogno di aspettare che la CEDU parlasse di tortura.
La novità vera che discende dalla sentenza della Corte non riguarda i fatti. Riguarda le responsabilità di sistema del nostro Paese che non aveva (e non ha ancora, visto che manca al momento il voto del Senato) introdotto il reato di tortura.
La CEDU, infatti, ha condannato l’Italia non solo per i fatti in sé, ma anche perché il nostro Ordinamento giuridico non prevede, nonostante le tanti Convenzioni internazionali sottoscritte, che si possa perseguire la tortura che è punita in tutti i paesi civili.
Carenza molto grave in quanto se la legislazione avesse contemplato quel reato i colpevoli sarebbero stati sicuramente condannati, in quanto la prescrizione non sarebbe scattata. Anzi, probabilmente, le violenze alla Diaz non si sarebbero nemmeno verificate perché i responsabili si sarebbero ben  guardati dal compiere atti per i quali si potesse ipotizzare un delitto di tale gravità.
A questa carenza la Camera ha posto rimedio, anche se con colpevole ritardo. C’è da sperare che il Senato concluda l’esame del provvedimento con maggiore sollecitudine, onde evitare che possano verificarsi altri casi Diaz.