PENSIONI IN RITARDO A GENNAIO. SERVE UNA DECISA MOBILITAZIONE DELLA CATEGORIA

Sede INPS

Il ritardato pagamento delle pensioni relative al mese di gennaio è l’ennesima conferma che il clima dominante è pregiudizialmente ostile alla categoria. 
L’aspetto più importante non è il giorno o i giorni di ritardo ma sono le modalità e le motivazioni dell’accaduto. L’INPS ha emanato un comunicato ufficiale per precisare che il differimento del pagamento è stato disposto da una legge e che l’INPS non ne ricava alcun vantaggio.
Ma la spiegazione accresce i dubbi e le perplessità. La legge di cui parla la nota dell’INPS è un articolo inserito nel D. L. 65/2015 cui nessuno ha fatto caso in quanto non omogeneo rispetto all’oggetto principale del provvedimento.
Una norma di cui non si comprende la ratio. Spostare di un giorno o due il pagamento delle pensioni non comporta risparmi significativi né per gli istituti previdenziali né per il Tesoro. Si tratta di una operazione di piccolo cabotaggio che sembra dovuta più all’eccesso di zelo di qualche dirigente di basso livello che a fattori oggettivi.
E, infatti, non ci sono spiegazioni ufficiali. Al di là di una comunicato pubblicato sul sito dell’Ente che, ovviamente, pochi hanno letto, non c’è stata alcuna comunicazione agli interessati, complice anche la stampa, disattenta sulla materia come su tutti gli argomenti che interessano veramente i lettori. Per una notizia che riguarda la vita di milioni di persone si tratta di una informativa sicuramente non adeguata, anche perché, considerato che molti pensionati hanno un trattamento che si aggira sui mille euro al mese, dopo un periodo di spese straordinarie come le festività natalizie, incassare il 4 o il 5 invece che il 2 potrebbe avere provocato problemi non banali a molti cittadini. 
In conclusione:
1) è stato adottato un provvedimento che ha causato problemi a fasce rilevanti di popolazione, senza alcun vantaggio sostanziale né per le casse dello Stato, né per gli Enti previdenziali. 
2) È stata data una informativa insufficiente agli interessati.
3) Non c’è alcuna motivazione plausibile che giustifichi la novità.
Diceva Andreotti che a pensare male si fa’ peccato ma spesso si indovina.
E a pensare male si potrebbe ipotizzare che qualche manina abbia infilato la norma nel decreto soprattutto per vedere l’impatto sulla pubblica opinione e la capacità di reazione dei pensionati.
Il che induce a ritenere, ed è l’aspetto più preoccupante della vicenda, che, se la categoria continuerà a subire in silenzio, ci saranno, in un prossimo futuro, altre penalizzazioni molto più gravi. Le tesi pseudo scientifiche sul ricalcolo di tutte le pensioni col metodo contributivo o i ragionamenti, ispirati a false preoccupazioni di carattere equitativo, finalizzate, in apparenza, al riequilibrio generazionale, tendono, in realtà, a predisporre una base ideologica per sottrarre reddito ai pensionati, mediante contributi di solidarietà e altri strumenti analoghi, e per metterle a disposizione dell’Esecutivo e di politiche di redistribuzione finalizzate alla acquisizione del consenso