OPZIONE DONNA ANCHE NEL 2015. L’INPS APRE, ANCHE SE CON RISERVA

Ministro del Lavoro Poletti
L’INPS, come avevamo ipotizzato, ha riaperto i termini per l’ “opzione donna”, adottando due decisioni che sono un radicale rovesciamento della impostazione sostenuta nei mesi scorsi.
Con un primo messaggio ha precisato che il termine per presentare la domanda di pensione per le lavoratrici che vogliano usufruire dell’ “opzione donna”, vale a dire della possibilità di andare in pensione anticipatamente optando per il sistema contributivo, è quello previsto dalle consuete disposizioni vigenti nelle singole gestioni.
Precisazione importante: con le disposizioni precedenti, ad esempio,  gli insegnanti erano penalizzati in quanto non era stato considerato che nel settore scuola non si può andare in pensione in qualunque periodo dell’anno ma esistono termini rigidi fissati da disposizioni ministeriali sia per fare domanda di pensionamento che per lasciare il servizio attivo.
L’INPS ha deciso, inoltre, di sottoporre al ministero del Lavoro un quesito per definire se la data del 31 dicembre 2015, termine ultimo per usufruire della “opzione donna”,debba essere intesa come termine per maturare i requisiti o per la decorrenza della pensione (che, a causa dell’applicazione della c.d. “finestra mobile”, è posposta, in genere, di dodici mesi), disponendo che, in attesa della risposta del Ministero,  vengano accettate, con riserva di accoglimento, le domande di tutte le lavoratrici che maturino i requisiti entro il 31 dicembre 2015, anche se, a causa delle finestre, dovessero andare in pensione nel 2016.
Di fatto, in tal modo l’INPS si allinea all’unica interpretazione che la lettera della legge consente, interpretazione peraltro confermata da ripetuti pronunciamenti con valore di interpretazione autentica delle commissioni competenti di Camera e Senato, e si pone al riparo da una valanga di vertenze che, in caso contrario, si sarebbe inevitabilmente abbattuta sull’Istituto. 
Rimane, però, ancora qualche ambiguità insita nella richiesta di chiarimenti al Ministero del Lavoro. Secondo il Corriere della Sera questa riserva è dovuta alla eventualità che la Ragioneria Generale dello Stato si opponga al nuovo corso per mancanza di copertura.
Questione singolare, in quanto l’INPS non ha deliberato una proroga della legge, anche perché non avrebbe avuto i poteri all’uopo necessari, ma ha semplicemente fatto propria una corretta interpretazione della norma.
La legge esiste dal 2004. La Ragioneria avrebbe dovuto assicurare le coperture fin da allora. Se non avesse provveduto ci sarebbero gravissime responsabilità da individuare e condannare.
Senza considerare che cercare coperture, nel caso di specie, è da “mezze maniche della contabilità”. Con l’ “opzione donna” le lavoratrici vanno in pensione con il contributivo. Il che significa che, nell’immediato, guadagneranno molto meno di quanto potrebbero incassare se rimanessero in servizio e, per il futuro, avranno un trattamento previdenziale inferiore a quello che ad esse sarebbe spettato con il retributivo.
In conclusione, il Tesoro potrebbe contare su un minore esborso di cassa nell’immediato e l’INPS su un risparmio significativo, nel lungo periodo, da calcolare sul trattamento complessivo di pensione spettante in base alle aspettative di vita, alle lavoratrici interessate. 
In tale contesto, qualunque arzigogolo possa produrre la Ragioneria dello Stato, è difficile ipotizzare che il ministero del Lavoro possa avallare una interpretazione contraria alla lettera della legge e, nel contempo, in contrasto con gli interessi delle finanze pubbliche.