LA PREPARAZIONE DELLA LEGGE DI STABILITÀ ENTRA NEL VIVO. FINALIZZARE GLI STANZIAMENTI ALL’AUMENTO DELL’OCCUPAZIONE E DELLA CRESCITA

Ministro dellEconomia Pier Carlo Padoa

Con l’approvazione della Nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza) cominciano a delinearsi i contorni della legge di Stabilità per il prossimo anno.
I numeri sono ancora incerti ma le polemiche sono già accese. Il governo ha scelto la strada di un compromesso con l’Unione europea. Non un attacco frontale alle regole di Bruxelles che sarebbe sfociato in uno scontro, ma un gioco più sottile con una limatura di decimali sulle previsioni di crescita e l’avvio di una trattativa su alcuni capitoli quali il terremoto e la sicurezza e  su un tema caldo sul quale l’Europa è in debito con l’Italia, l’accoglienza dei migranti raccolti in mare dalle navi della nostra marina militare.

È un profilo basso che dovrebbe avere esito positivo in quanto la Commissione non ha interesse ad aprire una vertenza con il nostro Paese e, quindi, finirà con l’accettare le stime del governo italiano. 
Così come è difficile credere che possano sorgere difficoltà sui fondi stanziati per i problemi emergenziali  che l’Italia si trova ad affrontare.
Però, questa linea che sicuramente può portare a qualche successo è una battaglia di retroguardia troppo minimalista per imprimere davvero una svolta al rapporto con l’Unione.
Strappare qualche decimale di punto in più aiuta a tenere in equilibrio i conti del tesoro e ad evitare che l’economia torni in recessione. Ma, per riprendere il percorso dello sviluppo  è necessario ben altro. È comprensibile che si tenti la via dell’appeasement con la Commissione, purché, però, sia finalizzato a un’intesa di alto profilo. Intesa che richiede una grande fermezza nel difendere i propri principi e i propri interessi. 
D’altronde, lo stesso Presidente del Consiglio è apparso non molto convinto della linea adottata quando ha commentato “Oggi è San Prudenzio, linea Padoan”, facendo chiaramente intendere di non essere entusiasta dell’ipotesi di intesa alla quale si sta lavorando.
Renzi ha ragione. L’Europa è in debito con l’Italia. Senza l’opera della nostra marina il Mediterraneo sarebbe un cimitero e agli Stati dell’Unione sarebbero addebitate pesanti responsabilità morali e politiche, incompatibili con la storia dei popoli europei.
Quindi, almeno sulla questione profughi tenere i costi fuori dai parametri è estremamente riduttivo. La soluzione corretta sarebbe stata che la UE si assumesse direttamente gli oneri delle operazioni e della assistenza e li mettesse a carico del bilancio comunitario.
Per uscire dal tunnel della stagnazione, però, non è sufficiente che l’Unione allenti la linea del rigore e ci permetta di investire maggiori risorse in deficit. È necessario, anche, che i fondi aggiuntivi a disposizione vengano spesi in modo ottimale. Questo negli ultimi anni non è successo. La tendenza consolidata di tutte le leggi di Stabilità è stata di disperdere in mille rivoli gli stanziamenti accontentando questa o quella categoria.  
Non è indubbio che le esigenze alle quali è stata data risposta erano tutte meritevoli di attenzione. Però è mancata una visione strategica, una politica coerente e organica volta a combattere i mali strutturali della nostra economia, la ridotta produttività, la elevata disoccupazione, la  scarsità di investimenti in ricerca e innovazione.
La legge di Stabilità 2017 è ancora in preparazione. Ma, è difficile immaginare che possa registrarsi un salto di qualità sotto questo aspetto che è altrettanto importante che ottenere maggiore flessibilità dalla Commissione di Bruxelles.