NELLO FORMISANO, COOPERAZIONE RAFFORZATA DEL CENTRO DEMOCRATICO CON IL PARTITO DEMOCRATICO

Nello Formisano
Parte da Napoli il nuovo corso di Centro Democratico. La proposta è di una “Cooperazione rafforzata” con il Partito Democratico che dia carattere strategico alla coalizione presentatasi alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013. Una proposta all’insegna della continuità, nel solco di una linea politica, quella di un Centro Sinistra con una forte componente di  centro, che è stata premiata dagli elettori anche se, nelle elezioni per il Parlamento europeo,  i consensi si sono concentrati direttamente sulle liste del Partito Democratico.
Una scelta dettata dall’urgenza di fermare il pericolo Grillo, urgenza condivisa largamente dagli elettori di centro che hanno sempre dato prova di grande senso di responsabilità, esprimendo un voto ragionato e anteponendo gli interessi dell’Italia a quelli della propria parte politica.
La differenza si è vista nelle elezioni amministrative, nelle quali il Centro Democratico, pur senza alcun apparentamento, ha conseguito risultati molto più significativi di quelli ottenuti per l’Assemblea parlamentare dell’Unione europea in cui si è presentato insieme a Scelta Civica.
La lettura congiunta dei risultati delle europee e delle amministrative indica che la strada vincente è una coalizione solida intorno a un Partito Democratico forte. Nella quale il ruolo del Centro Democratico è di difendere i valori della cultura liberaldemocratica e cattolico-liberale che, oggi, non hanno alcuna rappresentanza nel panorama politico italiano.
Con l’avvento della seconda repubblica e con le sue degenerazioni, fatte di partiti personali, di mescolanza di pubblico e di privato, di campagne elettorali trasformate in televendite, è andata distrutta una tradizione culturale e politica che risaliva al Risorgimento e che, dalla nascita della Repubblica,  si era espressa di tempo in tempo attraverso formazioni come il Partito d’Azione, il Partito Repubblicano, il Partito Liberale, o attraverso alcune componenti interne  della Democrazia Cristiana facenti capo ad Aldo Moro e alla parte più avanzata della Sinistra di Base.
Partiti e uomini che avevano una concezione alta della politica, che consideravano  l’impegno nelle istituzioni un servizio per il Paese e non un mezzo per una affermazione personale che spesso, peraltro, avevano già raggiunto nella loro vita professionale.  Per i quali i voti erano un mezzo per la affermazione di una visione dell’Italia e non uno strumento per la conquista del potere.
Partiti e uomini che si caratterizzavano e si distinguevano non per il numero dei consensi ma per la autorevolezza e per il rigore delle idee e che riuscivano, proprio per il prestigio conquistato, ad esercitare un’influenza e un ruolo di orientamento e di guida morale che andavano ben al di là dei suffragi raccolti sul piano elettorale.
In questo momento tutti sono affascinati dalla vocazione maggioritaria e considerano naturale intrupparsi in un Partito Democratico vincente.
Noi di Centro Democratico, che fin dalla fondazione abbiamo dichiarato senza ambiguità e senza esitazioni la nostra alleanza strategica con il PD, scelta che rivendichiamo e riconfermiamo in modo ancora più incisivo,  riteniamo di  rendere un servizio al Paese e allo stesso Renzi, candidandoci a rappresentare, in autonomia ma con un rapporto di “Cooperazione rafforzata” con il Partito Democratico, quelle aree di elettorato e quelle idee che in un partito del 40 per cento sarebbero soffocate dalla massa e dalla naturale tendenza alla omologazione che prevale nelle grandi organizzazioni soprattutto nelle fasi di successo.
Il Centro Democratico richiama le proprie impostazioni di fondo in favore di una economia sociale di mercato che sia finalizzata ad accrescere l’occupazione, di un fisco rigoroso con gli evasori ma che rispetti i contribuenti e, in primo luogo, lo Statuto del contribuente,  di un rapporto nuovo fra Stato e cittadino, di una Pubblica amministrazione che sia un ausilio efficace per le imprese, per i lavoratori e per i consumatori, di un Mezzogiorno che torni ad essere al centro della politica economica nazionale, di una giustizia più efficiente, più veloce e più giusta, in cui la certezza del diritto sia un punto fermo irrinunciabile e in cui non ci sia in primo piano il rapporto con la politica ma il rapporto con i cittadini.
Questi principi sono patrimonio condiviso dai settori più avveduti  della pubblica opinione e da fasce di  imprenditori e lavoratori che sono fuori dal perimetro delle speculazioni finanziarie e delle rendite parassitarie e devono confrontarsi quotidianamente con i problemi della produzione, della concorrenza  e del mercato, in una lotta impari nella quale oggi non sentono, come dovrebbero, la vicinanza dello Stato.
Si  tratta di categorie minoritarie, che un partito del 40 per cento attento ai grandi numeri  avrebbe difficoltà a rappresentare, ma che sono essenziali per gli equilibri della democrazia e per l’efficienza del sistema produttivo.
Il Centro Democratico vuole rappresentare queste aree di società e di elettorato e dare ad esse cittadinanza stabile all’interno del centrosinistra.
Ne trarranno vantaggio il Partito Democratico, la coalizione e la stessa democrazia italiana.