MOVIMENTO 5 STELLE, LE RIPERCUSSIONI DEL CASO QUARTO

Beppe Grillo

Il caso Quarto rischia di diventare la miccia che potrebbe far deflagrare il movimento Cinque stelle. Nel vortice di tesi e di supposizioni contrastanti le certezze sembrano essere poche: se da un lato, la vicenda della presunta trattativa sul voto di scambio con la camorra getta il Movimento 5 stelle in una bufera politica e allo stesso tempo morale, dall’altro rafforza la figura di Rosa Capuozzo, sindaco dal polso duro (e non è un caso che il suo nome non risulti iscritto nel registro degli indagati) che, stando a quanto emerso finora, non avrebbe ceduto di un millimetro alle pressioni subite. 
Espulsa dal M5S, lo stesso che aveva sostenuto la sua candidatura ed esultato alla sua vittoria, il sindaco di Quarto, ormai ex pentastellata, dal canto suo, prende una strada completamente opposta a quella di Grillo. E fa sapere di non avere nessuna intenzione di dimettersi dalla carica di primo cittadino, anzi di voler andare avanti, anche senza il simbolo dei Cinque Stelle. 
Intanto, dalle indagini sulla presunta trattativa del voto di scambio, che si sarebbe consumata nel comune di Quarto per il ballottaggio dello scorso giugno, è emerso anche un altro particolare, smentito dai diretti interessati, ma che, qualora dovesse risultare fondato, getterebbe fango sul Movimento capitanato da Grillo: il Movimento, a livello nazionale, sarebbe stato già da tempo a conoscenza di quanto accadeva a Quarto e dei ricatti esercitati sul sindaco. Se è vero che il direttorio nazionale, così come sarebbe emerso dalle carte delle indagini, era stato informato da tempo e Luigi Di Maio e Roberto Fico erano stati avvisati delle anomalie dell’amministrazione di Quarto, la domanda è d’obbligo: perché nessuno ha denunciato il tutto prima? Perché non denunciare tutto alla Magistratura? Capire dove sia la verità, almeno per il momento, è complicato, ma di sicuro quanto sta accadendo non giova all’immagine e alla credibilità di un Movimento che non fa altro che gridare all’onestà e alla purezza e si erge a paladino della non corruzione.