MODIFICARE L’ITALICUM PER AVERE UNA LEGGE ELETTORALE IN LINEA CON LA COSTITUZIONE

Corte costituzionale
Ora che i tempi della legislatura appaiono più vicini a quelli fisiologici tornano i dubbi sulla proposta di legge elettorale in esame alla Camera dei Deputati.
La norma più discussa è quella sulle liste bloccate, imposta da Berlusconi ma accettata senza colpo ferire dai suoi interlocutori. 
La disposizione è quanto di più impopolare si possa immaginare ed è uno dei punti nodali della sentenza che ha sancito l’incostituzionalità del “porcellum”.
Altro punto debole sono le soglie e i premi di maggioranza. Il Presidente della Corte costituzionale ha detto molto chiaramente che è necessario un sistema che riesca a conciliare governabilità e rappresentatività con regole coerenti e rispettose del principio della ragionevolezza.
Stride con tale principio un premio di maggioranza che scatta, una volta raggiunta la soglia del 37 per cento, una percentuale che non ha alcuna motivazione di ordine tecnico e che appare ritagliata su misura per qualcuno dei contendenti.
In effetti, nel momento in cui si prevede il ballottaggio, la ragionevolezza richiede che la soglia per evitarlo sia molto vicina alla maggioranza assoluta. Nei nostri sistemi elettorali il doppio turno esiste già, ad esempio per i comuni. In quel caso, vince al primo turno solo il candidato sindaco (e la coalizione) che ottiene la maggioranza assoluta dei voti. 
Una soglia inferiore è irragionevole in quanto non c’è alcun motivo di trasformare in maggioranza una minoranza quando il ballottaggio consente di conciliare in modo perfetto rappresentatività e governabilità. Ancora meno è legittimo un premio di maggioranza che è quasi il 50 per cento dei voti ottenuti dalla coalizione e che, per il singolo partito, considerate le soglie programmate per escludere le liste minori, potrebbe, addirittura, portare al raddoppio della rappresentanza parlamentare rispetto ai consensi ottenuti.  Una ferita al criterio della rappresentatività che è sicuramente più grave di quella bocciata dalla Corte Costituzionale.
Altro punto debole è la diversificazione delle soglie di accesso. Un meccanismo  già di per sé discutibile, che non trova riscontro negli altri ordinamenti dei Paesi democratici e che diventa palesemente irragionevole quando il ventaglio delle soglie è così ampio, come quello previsto dall’Italicum, da sfociare sicuramente in una ennesima violazione dei dettami costituzionali. 
Anche perché la rappresentatività, che è il principio base di ogni ordinamento democratico,  può essere sacrificata solo per assicurare la governabilità. Nel momento in cui la governabilità è assicurata con il premio di maggioranza, non c’è alcuna motivazione valida per ulteriori forzature che hanno l’unico risultato di privare una parte dei cittadini della propria voce in Parlamento.
C’è, poi, la norma pro Lega che non solo è illegittima perché provoca una ulteriore discriminazione a svantaggio dei partiti nazionali e a favore di quelli locali ma è anche politicamente sbagliata. In un’Italia, che è ancora spaccata fra un Nord avanzato e un Sud afflitto da enormi problemi economici, occupazionali e sociali, incentivare i localismi potrebbe avere un effetto dirompente per la stessa unità nazionale.
Infine, la riforma non è coerente con il sistema bicamerale. In un sistema tripolare, considerato il ridotto divario fra i tre principali partiti, non è improbabile un esito difforme fra Camera e Senato che riporterebbe alla attuale situazione di ingovernabilità
La riforma elettorale è necessaria in quanto il proporzionale puro è causa di instabilità.
Ma non è un buon motivo per fare una legge piena di ombre che non reggerebbe al primo ricorso e finirebbe con l’essere dichiarata incostituzionale nel volgere di pochi mesi.