MIGRANTI, L’EUROPA È ASSENTE.DESTINARE ALLA ASSISTENZA I FONDI CHE DOVREMMO VERSARE ALLA UE

francois hollande

La politica nazionale e quella europea sono dominate ormai da un mese dal tema dell’immigrazione. La crisi libica, dove si affrontano governi, gruppi fondamentalisti e signori della guerra, ha infatti spalancato un portone da cui partono ogni giorno centinaia di migranti e rifugiati che cercano di raggiungere i Paesi nordeuropei. Fino ad ora il peso dell’accoglienza è ricaduto interamente su Italia e Grecia, mentre l’Unione Europea di fatto traccheggia.
Il piano della Commissione, che prevede la distribuzione di varie quote di migranti in tutti gli Stati comunitari, già largamente insufficiente è stato rifiutato dai membri dell’Unione. Non solo, diversi governi stanno avviando politiche ancora più restrittive, dimostrando così scarsa solidarietà non solo nei confronti dei migranti, ma anche nei confronti di Grecia ed Italia.
Si tratta in primo luogo della Francia, che è arrivata a decidere una chiusura di fatto del confine di Ventimiglia, lasciando centinaia di migranti bloccati tra le due frontiere, della Gran Bretagna e dei Paesi nordeuropei, baltici in particolare. Ora, se nel caso della Francia un minimo di giustificazione al rifiuto dell’accoglienza dei migranti può anche essere spiegabile in linea di principio, trattandosi di un Paese che ha già grossi problemi relativi all’immigrazione ed alla integrazione, ciò non è vero nel caso degli Stati del nord est europeo. Questi, infatti, non ospitano quote rilevanti di migranti e, comunque, ne avrebbero dovuto ospitare solo un piccolo numero, tenuto conto che il numero degli abitanti è uno dei parametri per l’assegnazione delle quote. Il loro rifiuto, quindi, è assolutamente ingiustificabile, frutto soltanto di una politica egoistica che, tra l’altro, denota un sostanziale disinteresse verso il Paesi mediterranei. Ora, se manca totalmente qualunque solidarietà verso Italia e Grecia, che pure per anni hanno accolto ed integrato lavoratori arrivati dall’est Europa, è palese che diventa necessaria una reazione. Se dall’Europa non giungono segnali, allora vanno totalmente ridiscussi i fondi che l’Italia dà all’Unione Europea. Se l’emergenza deve essere gestita solo a livello nazionale, allora è necessario destinarvi i fondi che dovrebbero andare alla UE. Se bisogna fare da soli è necessario salvaguardare le risorse e vedere se se poi gli altri sono in grado di fare da soli sulle rispettive problematiche.