MIGRANTI, FALLISCE IL PIANO UE SUI RICOLLOCAMENTI. TROPPI STATI SE NE LAVANO LE MANI E NON COLLABORANO

Migranti

L’obiettivo era quello di ricollocare, entro la metà di maggio, almeno ventimila profughi, ma la realtà dei fatti è un’altra: ad oggi il numero di migranti ridistribuiti tra i paesi europei ammonta a 1.500, non uno in più. Rischia così di diventare un flop il piano Ue sulla relocation dei migranti: un meccanismo che avrebbe dovuto alleggerire gli Stati di frontiera più colpiti dalla forte pressione migratoria, come l’Italia e la Grecia. Ma il piano non funziona e di fronte a numeri che parlano chiaro – in otto mesi sono state trasferite in tutto 909 persone dalla Grecia e 591 dall’Italia (per un totale di 1.500 profughi ricollocati) – anche la Commissione Ue non può fare altro che certificare che il risultato è molto lontano dagli obiettivi previsti.
E ammettere, quindi, che il target prefissato per settembre 2017, data entro la quale si sperava di poter ricollocare 160 mila migranti, è irraggiungibile. 
Di chi la colpa del fallimento?  Di sicuro non dello scarso numero di rifugiati da ricollocare, che tra Grecia e Italia non mancano, ma del boicottaggio da parte di diversi Governi. Di fatto, ad impegnarsi con notevoli sforzi per far fronte al flusso migratorio sono solo pochi Stati, mentre altri se ne lavano le mani. Secondo la relazione UE, i richiedenti asilo sono stati ricevuti da 16 Paesi: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Italia, Liechtenstein, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia, Svizzera e Regno Unito. Al contrario Austria, Ungheria e Slovacchia non hanno ancora offerto di ricollocare alcun profugo, mentre Germania e Polonia non rispettano l’obbligo di indicare, ogni tre mesi, il numero di richiedenti asilo che possono essere accolti sul loro territorio. E comunque la maggior parte dei Paesi non dimostra sufficiente impegno ad accogliere profughi, né dalla Grecia né dall’Italia.