MARIO DRAGHI LANCIA L’ALLARME SULLA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE. MA LE MISURE DEL GOVERNO SONO INEFFICACI E LACUNOSE

Ministro del Lavoro Poletti

L’ultimo allarme lo ha lanciato Mario Draghi. La generazione meglio istruita di sempre rischia di essere una generazione perduta.
“Dobbiamo agire in fretta” ha detto il Presidente della BCE richiamando l’attenzione sui pericoli che comportano i livelli abnormi raggiunti dalla disoccupazione giovanile, livelli che, nel lungo periodo, sono insostenibili sia sul piano economico che su quello sociale.
Nessuno ha preso nella dovuta considerazione l’appello di Draghi. I quotidiani più autorevoli, sempre pronti a dare spazio all’ultimo tweet di Salvini o alla “comunione” di rito grillino, si sono limitati a una fuggevole notizia, spesso confinata nelle pagine interne.
Nessuno ha sottolineato la gravità della denuncia e nessuno ha approfondito il problema. Atteggiamento che, ovviamente, è profondamente sbagliato.
Draghi, sia per la sua storia che per la funzione che ricopre, pondera sempre le parole. Se ha detto “dobbiamo agire in fretta” è perché il problema è giunto all’ultimo stadio ed è necessario un intervento immediato ed efficace, onde evitare conseguenze imprevedibili sia a livello di Unione europea che di singoli Stati.
Il suo richiamo, peraltro, dovrebbe suscitare maggiore preoccupazione soprattutto in Italia.
Da Francoforte le situazioni si esaminano in un’ottica europea. E sull’occupazione giovanile se i dati sono preoccupanti a livello di Unione,  lo sono molto di più per il nostro Paese.
Infatti, se si guarda alla zona euro o all’intera Unione, la disoccupazione giovanile oscilla intorno al 20 per cento, mentre in Italia sale al 40 per cento con una media del 57 per cento nel Mezzogiorno e punte del 65 per cento in alcune regioni.
La disoccupazione è la più grande piaga del nostro sistema economico, E il problema è destinato a diventare sempre più allarmante, considerato che non sono state adottati provvedimenti idonei a combatterla.
Anzi. Gli ultimi anni sono un cimitero di occasioni perdute. L’ultima è di questi giorni. Il ministro del Lavoro ha varato il decreto sul part time pensionistico. Che, però, è un provvedimento monco, che riguarda solo i dipendenti privati, esclude, di fatto, le donne, manca di adeguate coperture finanziarie ed è manchevole di qualsiasi proposta relativa alla assunzione dei giovani. Un provvedimento che, per come è congegnato, non avrà alcuna incidenza sul quadro macroeconomico e, probabilmente, non riuscirà nemmeno a suscitare particolare interesse nei lavoratori interessati.
Per fare meglio era sufficiente ispirarsi all’esempio della Francia che, pur avendo un numero di disoccupati molto più basso del nostro, ha avviato, da anni, un piano organico di part time pensionistico finalizzato, soprattutto, ad assicurare un adeguato turn over e un più facile accesso dei giovani al mondo del lavoro.
C’è solo da augurarsi che, di fronte alle proteste che già si sono levate, il ministro superi le resistenze e adotti soluzioni coraggiose, in linea con le dichiarazioni e le posizioni assunte nei mesi scorsi che avevano suscitato tante attese e hanno provocato altrettante delusioni. E che, in coerenza con tali posizioni, implementi il decreto, sopperendo alle critiche di lacunosità e di inefficacia e completandolo con misure idonee ad estenderlo anche al settore pubblico e alle donne, a garantire la necessaria copertura finanziaria e a farne lo strumento principe per l’apertura del mercato del lavoro alle nuove generazioni.