LONDRA RITARDA L’AVVIO DELLE TRATTATIVE PER LA BREXIT. LA GRAN BRETAGNA RISCHIA EFFETTI PESANTI SULLA CRESCITA

Teresa May
Ad oltre tre mesi dal voto, si continua a discutere degli effetti della “brexit” sull’economia britannica ed europea. Fino ad ora le conseguenze sono state contrastanti e di difficile lettura. Da una parte la svalutazione della sterlina, immediatamente successiva al voto, ha favorito l’industria britannica dei servizi. Dall’altra però le multinazionali cominciano ad annunciare la volontà di lasciare la Gran Bretagna per un altro Paese dell’Unione Europea. Al vertice del G 20 in Cina, é stato addirittura il Primo Ministro giapponese Abe ad annunciare che le aziende di Tokio potrebbero decidere di abbandonare Londra se ci fosse il rischio di perdere il passaporto unico per la UE.
Simili annunci sono stati fatti anche da aziende americane e cinesi, annunci che non lasciano ben sperare per l’economia britannica. In realtà, è ancora troppo presto per fare delle previsioni sul medio e lungo termine, tanto più che la procedura per l’uscita dall’Unione non é ancora partita. Londra non sembra, infatti, intenzionata a velocizzare la partenza dei negoziati ed anche Bruxelles, dopo una prima fase in cui ha chiesto rapidità, sembra essersi posta in una posizione di attesa. Il fatto è che in un clima internazionale come quello attuale, caratterizzato dall’incertezza causata dal rallentamento cinese e delle altre economie emergenti, dall’attesa sul risultato delle elezioni negli Usa e in vari Paesi europei, dalla mancata soluzione di numerose crisi internazionali, in primis quella siriana, nessuno vuole bruciare le tappe. Tutti i contraenti, quindi, preferiscono rimandare il negoziato sulla “brexit” a tempi migliori, in cui vi sia una maggiore stabilità che consenta di minimizzare gli effetti negativi che l’uscita della Gran Bretagna dall’Europa potrebbe provocare.