LETTA DEVE PUNTARE SU OCCUPAZIONE E SVILUPPO. LA STAFFETTA GENERAZIONALE STRUMENTO ESSENZIALE DI POLITICA ECONOMICA

Enrico Letta
Contrariamente alla maggior parte dei commentatori siamo convinti che Enrico Letta non debba temere alcun tentativo di ribaltone da parte di Matteo Renzi.
Il Sindaco di Firenze, al di là delle dichiarazioni alla stampa e dei retroscena, ha confermato ufficialmente nella relazione alla Direzione del Partito Democratico di non aspirare a Palazzo Chigi senza passare per nuove elezioni, una posizione coerente con la linea sempre sostenuta fin dalle primarie.
Il che non significa, però, che si attenuerà il pressing sul governo perché affronti con un passo diverso la situazione del Paese. Ma è un pressing che non è strumentale, non è finalizzato a mettere in difficoltà l’Esecutivo, ma è motivato dalla esigenza di dare risposte agli italiani, risposte che sono nell’interesse dei cittadini ma, anche, del nuovo corso, in quanto è evidente che senza risultati immediati, concreti e visibili le elezioni europee potrebbero essere un tornante molto pericoloso per il Partito Democratico e, quindi, anche per la segreteria Renzi.
È un pressing che, peraltro, viene esercitato con grande determinazione anche dalle parti sociali e riesce, perfino, a mettere in sintonia CGIL e Confindustria. Proprio la Confederazione degli industriali ha lanciato un duro ultimatum al governo, con una aggressività che non rientra nel DNA della categoria e che trae origine, evidentemente, proprio dalla gravità della crisi.
Enrico Letta, peraltro, è consapevole della situazione. Il suo intervento alla Direzione del Partito Democratico è stato pienamente condivisibile per quanto riguarda l’analisi. Ha rivendicato il miglioramento degli indicatori finanziari e anche di quelli economici con l’uscita dalla recessione. Ma ha anche detto che i cittadini hanno bisogno di segnali concreti che abbiano effetto sulla loro vita di tutti i giorni. “Gli italiani non mangiano con gli indicatori economici” ha detto il premier, con una frase di grande efficacia, che dimostra la sua consapevolezza dei problemi della gente.
È vero che dopo l’analisi è mancata la parte propositiva, è mancato un programma che rilanci l’azione dell’Esecutivo e affronti in modo risoluto i temi più scottanti sul tappeto.
Programma che, però, il presidente del Consiglio ha preannunciato per i prossimi giorni, probabilmente dopo avere consultato i partiti della maggioranza e dopo avere informato il Capo dello Stato. 
Per quanto riguarda i contenuti, Letta non può che puntare su occupazione, imprese e sviluppo.
Ma al di là dei contenuti che sono, ovviamente, estremamente importanti ci sono due elementi che devono essere i punti qualificanti della nuova fase se il premier vuole cercare di superare lo stallo nel quale si trova.
Innanzitutto, è necessario affiancare alla politica di lungo periodo un pacchetto di misure a efficacia immediata sia perché il Paese non può più attendere, sia perché un ritardo nella crescita potrebbe pregiudicare le possibilità di agganciare la ripresa degli altri Paesi che é già in fase avanzata.
In secondo luogo, l’economia italiana attraversa una crisi strutturale, eccezionale per dimensioni, per durata e per complessità.
Non è una situazione facile e non è facile predisporre le politiche idonee a superarla. Non ci sono tesoretti nascosti a disposizione e non esistono soluzioni taumaturgiche.
Sicuramente, però, bisogna uscire dalle strettoie delle ricette tradizionali che non offrono sbocchi apprezzabili ed esplorare tutte le proposte innovative avanzate in questi anni ma mai approfondite per opposizioni pregiudiziali e per rifiuto aprioristico di sperimentare nuove strade.
Citiamo, a titolo di esempio, per quanto riguarda il debito pubblico, la proposta di Andrea Monorchio e Jean Paul Fitoussi: un prestito straordinario garantito dal patrimonio immobiliare dello Stato.
Un’ipotesi ardita ma di grande suggestione che non è stata nemmeno presa in considerazione nonostante l’autorevolezza dei proponenti.
Altro punto cruciale: bisogna rovesciare il principio secondo il quale è lo sviluppo che crea occupazione. Oggi, lo sviluppo presumibile, anche nella più ottimistica delle ipotesi, si misurerà in decimali. E sarà uno sviluppo conquistato tagliando il costo del lavoro e riducendo l’occupazione, cioè uno sviluppo che, considerata la situazione attuale della economia italiana, é il contrario di quello che serve, o che potrebbe servire se un domani i decimali dovessero diventare più consistenti.
Stante tale situazione, considerato che non ci sono fondi per un piano straordinario di investimenti, l’unica possibilità di intervenire con successo sui consumi e, quindi, sulla produzione è favorire quei processi che provochino una redistribuzione delle risorse e, sfruttando il principio della diversità di propensione al consumo per le diverse fasce di reddito, producano un aumento dei consumi a parità di PIL e, per questa via, rafforzino la crescita.
In tale contesto, la staffetta generazionale sarebbe uno strumento di grande efficacia per conseguire risultati rilevanti e immediati. Aumenterebbe l’occupazione, rilancerebbe i consumi e, se applicata agli statali, sarebbe a costo zero per le finanze pubbliche. Una soluzione simile è stata, peraltro, adottata con successo in Francia, nonostante lì i dati della disoccupazione fossero meno preoccupanti di quelli italiani.
Poi, certamente, bisogna tagliare le tasse sul lavoro, concentrare le risorse sui settori a maggiore intensità di occupazione, utilizzare al cento per cento i fondi europei, investire in ricerca e in innovazione, privilegiare il Mezzogiorno che è un enorme bacino di fattori della produzione non utilizzati, impostare una politica industriale e una politica fiscale attenta finalizzando ogni euro di spesa a obiettivi certi, immediati e verificabili e, infine, liberare da lacci e lacciuoli di adempimenti burocratici spesso inutili e defatiganti cittadini e imprese. 
Tutti obiettivi per i quali, però, servono tempo e risorse cospicue che, al momento, non ci sono.
Il cambio di passo, perciò, si consegue solo con proposte innovative e coraggiose come quelle da noi avanzate che, in modo diretto e immediato, siano destinate ad accrescere l’occupazione e a sterilizzare una parte rilevante del debito pubblico, ponendo le basi per un riavvio a breve termine del processo di sviluppo.