LEGGE ELETTORALE: MAGGIORITARIO A DOPPIO TURNO DI COALIZIONE PER UNA SVOLTA RIFORMATRICE

Nello Formisano
Dopo la sentenza della Corte Costituzionale pesava sulla politica italiana un’ipoteca in chiave proporzionalistica, in quanto il sistema residuato è un proporzionale puro. Si rischiava un ritorno alla instabilità della prima repubblica, con l’aggravante che fino al 1994 c’erano partiti forti, autorevoli, radicati sul territorio, mentre, ora, il panorama è dominato da formazioni deboli o, addirittura, personali, senza alcun retroterra culturale, politico o programmatico.
Sono stati tre i fattori che hanno fermato questa deriva e hanno  riportato il treno delle riforme sul binario di un sistema maggioritario e tendenzialmente bipolare.
Il primo fattore è stato la ferma posizione del Capo dello Stato che, interpretando ancora una volta fedelmente il pensiero diffuso dei cittadini, ha invitato a consolidare il sistema maggioritario sul quale, d’altronde, gli elettori si sono sempre espressi in senso favorevole fin dai referendum del 1993.
Si è registrato, poi, l’intervento autorevole di Romano Prodi che, di fronte alla sentenza e, soprattutto, alle  reazioni alla sentenza, ha deciso di  tornare in campo per un solo giorno con un gesto, andare a votare alle primarie, che è stato più significativo di mille inviti e che ha influenzato i tanti che  vedono ancora in lui il proprio riferimento politico.
Infine, il ciclone Renzi che ha sommerso sotto una valanga di voti le residue speranze dei proporzionalisti.
A questo punto, si può riprendere la trattativa per una riforma su base maggioritaria che assicuri governabilità e restituisca ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Intesa facile  in teoria, in quanto secondo le enunciazioni programmatiche tutti i partiti sarebbero contro il  proporzionale. Meno facile in concreto, in quanto i maggioritari non sono tutti eguali e nei sistemi elettorali i dettagli sono molto importanti
La cosa più logica sarebbe il ritorno al Mattarellum, un modello che, fino a quando è stato in vigore, ha garantito governabilità e rappresentatività con uno stretto collegamento al territorio dei parlamentari che venivano eletti, per il 75 per cento, in collegi uninominali ed avevano un costante rapporto con i propri elettori.
Però, nell’attuale contesto il Mattarellum non è sufficiente ad assicurare la governabilità, in quanto, essendo il corpo elettorale diviso in tre blocchi, nessuno, con quel sistema, potrebbe ottenere i consensi necessari per formare un governo stabile, a meno di aggiungere un premio di maggioranza che, però, potrebbero essere considerato ai limiti della legittimità, considerato che si verrebbero a sommare un sistema maggioritario e un premio di maggioranza. 
L’unico modello che dà la certezza di realizzare la stabilità, rispettando nel contempo la volontà degli elettori è un sistema maggioritario a doppio turno. Modello che si potrebbe realizzare facilmente trasformando la quota proporzionale del Mattarellum in premio di maggioranza da assegnare alla coalizione vincente nel turno di ballottaggio al quale sarebbero ammessi i due raggruppamenti più votati.
In pratica, si avrebbe un primo momento nel quale sarebbero scelti i parlamentari, legati al territorio, e un secondo momento nel quale verrebbe individuata la coalizione vincente e, quindi, il Presidente del Consiglio.
È, in linea di massima, il modello in uso nei comuni, per cui, con una certa approssimazione, si parla di sindaco d’Italia.
Questo modello ha anche il vantaggio di valorizzare il voto utile rispetto al voto identitario e di dare più forza ai moderati e ai riformatori rispetto ai partiti che fondano le loro fortune sull’estremismo e sul populismo.
La “golden share” dello scacchiere politico si sposterebbe verso il centro con l’ulteriore effetto di passare gradualmente da un bipolarismo muscolare a un bipolarismo maturo di stampo europeo basato sul riconoscimento reciproco dei partiti e degli schieramenti contrapposti, sul rispetto e sulla leale collaborazione fra le istituzioni  e sulla continuità di azione sui grandi temi di interesse nazionale.
Il momento, peraltro, appare favorevole a una accelerazione sul tema, in quanto la scissione fra Forza Italia e Nuovo Centro Destra ha ridotto notevolmente il potere di ricatto di Berlusconi che, finora si era sempre opposto sia al doppio turno che al maggioritario ma che, ora, potrebbe assumere posizioni più costruttive per non essere tagliato fuori dal tavolo delle trattative.
Trattative che, comunque, dovranno essere concluse in tempi brevi, senza troppi tatticismi, senza rinvii pretestuosi e senza rilanci strumentali che ridurrebbero ulteriormente la già scarsa credibilità della classe politica senza alcuna differenza fra maggioranza e opposizioni.