LEGGE DI STABILITÀ. RIENTRATI I CONTRASTI FRA STATO E REGIONI. MA RESTA L’ESIGENZA DI UN MAGGIORE COORDINAMENTO

Matteo Renzi

Anche quest’anno, come tutti gli anni, sono emersi contrasti tra il governo e le Regioni sulla ripartizione dei fondi prevista dalla legge di stabilità. Si tratta ormai di una vera e propria “tradizione”, che vede da una parte le regioni dare l’allarme per una riduzione dei fondi loro assegnati, dall’altra l’Esecutivo ribattere che si tratta di una semplice razionalizzazione della spesa. Sia come sia, ed indipendentemente dal fatto che la polemica sia poi rientrata dopo l’incontro tra il premer Renzi ed i governatori, il problema resta. Servirebbe un maggiore coordinamento tra lo Stato Centrale e gli Enti locali, coordinamento che evidentemente nella situazione attuale la Conferenza Stato-Regioni non è in grado di assicurare.
Questa ultima, infatti, troppo spesso si trasforma in una semplice arena di scontro politico, quando invece era stata prevista come una struttura di carattere principalmente tecnico, con lo scopo proprio di fare da camera di compensazione per le istanze regionali e per le necessità dello Stato. C’è quindi da augurarsi che questa funzione sia in futuro maggiormente assicurata, anche con la creazione del Senato delle Regioni, che tra le altre cose ha proprio la funzione di permettere questo confronto continuo. In generale, comunque, lo Stato e le Regioni dovrebbero riuscire a realizzare un piano di intenti comuni, finalizzato ad un maggiore sviluppo del territorio. Servirebbe un progetto pluriennale e concordato tra governo centrale e realtà locali, che vada oltre le differenze di partito, che da una parte valuti con oggettività le necessità delle realtà locali e dall’altra tenga conto anche del rispetto dei vincoli di bilancio. Comunque, qualche risultato episodico già si vede. Ad esempio, il negoziato tra governo, Puglia e Campania ha portato alla approvazione del progetto dell’alta velocità tra Bari e Napoli ed alla realizzazione di un piano concordato tra Campania e Stato centrale per lo smaltimento delle “ecoballe”. Si tratta di un inizio ma non basta. Per utilizzare in modo ottimale le risorse disponibili, che sono sempre inferiori alle esigenze, tutti devono fare la loro parte.