LE UNIONI CIVILI ALLA PROVA DEL SENATO. NODI CRUCIALI: UNIONI GAY E STEPCHILD ADOPTION

On. Monica Cirinnà

Archiviate le piazze, ora tocca al Parlamento. Il disegno di legge sulle Unioni civili entra nel vivo del suo iter parlamentare. Ripresa la discussione al Senato, e bocciate le pregiudiziali di costituzionalità, il vero momento clou arriverà la prossima settimana, quando si passerà al voto sui singoli emendamenti del testo Cirinnà. Il governo punta ad ottenere il via libera definitivo del Senato non oltre l’11 febbraio, ma gli ostacoli da superare e le convergenze da raggiungere non sono poche. 
In particolare, sono due gli articoli che restano veri e propri nodi da sciogliere: l’articolo 3, riguardante i diritti e i doveri delle coppie omosessuali, accompagnato da una accesa e inutile polemica cattolica sul rischio che tali unioni tra persone dello stesso sesso possano essere troppo equiparate all’istituto del matrimonio religioso; e l’articolo 5, altro terreno minato riguardante la tanto discussa stepchild adoption (adozione del figliastro), divenuta sempre più terreno di scontro non solo tra maggioranza ed opposizione, ma anche terreno di scontro interno al Partito democratico stesso. 
Occorrono i numeri per portare a casa la vittoria: la votazione sul ddl sulle Unioni civili è tutt’altro che certa e sarà cruciale il numero di votazioni segrete che saranno ammesse. In teoria, una maggioranza numerica, seppur risicata, sulla quale il ddl Cirinnà può fare affidamento c’è, ma il rischio di tranelli o incidenti di percorso all’ultimo minuto è più che reale ed è dietro l’angolo se si pensa che il fronte cattolico, al quale non vanno proprio giù le unioni omosessuali e la stepchild adoption,  nonostante le ripetute tirate d’orecchie dell’Europa, continua ad essere determinante in tutte le questioni di carattere etico, come quella sulle Unioni civili.