LE PROVINCE CONTRO IL GOVERNO. ESPOSTO ALLE PROCURE CONTRO I RISCHI DERIVANTI DALLA MANCANZA DI RISORSE PER LA MANUTENZIONE DI SCUOLE E STRADE

di Andrea Daniro

La notizia avrebbe meritato maggiore spazio sui grandi giornali. Le 76 province italiane a statuto ordinario hanno deciso di presentare esposti alle Procure e alla Corte dei Conti per denunciare la impossibilità di adempiere ai compiti di istituto con le risorse finanziarie trasferite dal governo.
Le province, nonostante le pseudo riforme degli ultimi anni, sono ancora nel pieno dei loro poteri e gestiscono , tra l’altro, 3.600 edifici scolastici e 100.000 chilometri di strade.
Di una abolizione delle province si parla dai tempi della istituzione delle regioni. L’idea iniziale fu di Francesco Compagna, un insigne studioso  di Geografia Politica ed Economica che, fin dagli anni ’70, elaborò un progetto organico incentrato sul trasferimento delle funzioni delle Province alle Regioni e ai Comuni.
Di quel progetto non è rimasto nulla. Le uniche modifiche approvate negli anni più recenti sono state la cancellazione del voto popolare per l’elezione dei consigli e una drastica riduzione dei trasferimenti finanziari dello Stato.  Il risultato è che oggi gli enti intermedi hanno conservato intatte le loro funzioni ma sono stati privati delle risorse necessarie, così che, per citare gli effetti più evidenti, le strade provinciali sono senza manutenzione e la sicurezza delle scuole, che non è mai stata soddisfacente, è ancora più precaria che in passato.
Per di più i tagli sono stati effettuati senza alcuna valutazione delle reali esigenze della popolazione e senza alcuna attenzione per la qualità dei servizi e per i pericoli a cui venivano esposti i cittadini.
Un inasprimento dello scontro fra enti territoriali e Stato centrale era inevitabile al punto a cui erano giunte le cose.
Non era prevedibile, invece, il trasferimento del contenzioso sul piano giudiziario.
Ma, quando la politica non è in grado di mediare fra gli interessi in campo e prevale la logica della autoreferenzialità, spostare la battaglia sul piano giudiziario diventa uno sviluppo scontato.
Peraltro, i valori costituzionali sui quali poggia l’Ordinamento italiano offrono una base forte per la tutela giurisdizionale delle minoranze o di chiunque si senta oppresso dal potere.
Le presunte invasioni di campo della magistratura non sono altro che interventi volti a imporre il rispetto delle regole del gioco.
Non è colpa dei giudici se la legislazione è spesso infarcita di superficialità, di errori, di incoerenze, di vere e proprie infrazioni ai precetti costituzionali.
Il ricorso delle province alle procure segna una nuova tappa nell’ampliamento della sfera di intervento della magistratura. Ma all’origine del fenomeno non c’è una bramosia di potere dei giudici, bensì la inadeguatezza di Parlamento e Governo rispetto ai problemi del Paese.