LE PROVE INVALSI E LA SCUOLA DEI QUIZ. GLI STUDENTI HANNO RAGIONE: LA CULTURA È UN’ALTRA COSA

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I test Invalsi sono tornati alla ribalta della cronaca per il boicottaggio aperto della classe della moglie di Renzi che ha, di fatto, rifiutato di sostenere la prova.
La stampa, ovviamente, si è scatenata sull’episodio perché i giornali italiano curano molto più il pettegolezzo che le cose serie. Se si fossero interessati di cose serie, invece di dilungarsi sull’elemento di colore, avrebbero cercato di approfondire le considerazioni di quegli studenti che hanno  motivato l’opposizione alle prove, con una motivazione che meriterebbe attenzione  “Per noi la cultura non è rappresentata dalle crocette, è un’altra cosa”.
Qualcuno dovrebbe rispondere a quegli studenti nel merito invece di minacciare provvedimenti disciplinari che sono assolutamente fuori luogo.
Ma né i giornali, né i presunti esperti, né il ministro si preoccupano di spiegare perché gli studenti e le scuole devono essere giudicati con dei quiz invece che, magari, con un tema, con una versione di latino, con dei quesiti di matematica, cioè con delle prove idonee a verificare il livello effettivo di preparazione dei ragazzi.
Per il ministro è tutto scontato. Quiz erano e quiz devono essere in futuro. Senza nemmeno porsi il problema di ricercare eventualmente soluzioni alternative.
Certo, per alcune finalità i quiz sono opportuni e magari sono insostituibili. Purché, però, si parta dalla premessa che sono approssimativi, che misurano solo le nozioni e l’allenamento ai giochini da settimana enigmistica. E che, quindi, vanno usati solo in casi molto particolari.
Invece, noi siamo alla esaltazione dei quiz che sembrano destinati a diventare la struttura portante del sistema scolastico italiano, in palese contrasto, peraltro, con tutta la nostra tradizione.
Siamo, praticamente prigionieri della cultura del Rischiatutto e di Lascia o Raddoppia.
È la vendetta di Mike Bongiorno. Un uomo di grande successo ma tenuto sempre in un cantuccio, almeno fino all’arrivo sul mercato di Mediaset, in quanto era considerato un parvenu nel mondo della cultura con il quale era costretto a confrontarsi, considerato che era uno dei pilastri della più grande industria culturale italiana.