LA VITTORIA GIUDIZIARIA DI DE LUCA PROPIZIATA DAI PARTITI DI OPPOSIZIONE E DALLA STAMPA MASSIMALISTA

Vincenzo De Luca

 È finita come era logico e prevedibile che finisse. Il Tribunale di Napoli ha congelato (con un decreto provvisorio presidenziale) la sospensione di Vincenzo De Luca, neo eletto Governatore della Campania,  che torna in carica a distanza di pochissimi giorni dalla notifica del provvedimento del Presidente del Consiglio e si appresta a nominare la Giunta regionale e a dare il via alla nuova consiliatura.
Questo giornale era già intervenuto sulla vicenda sostenendo, con un articolo di Nello Formisano, che De Luca poteva essere sospeso solo dopo la nomina del Vice presidente e degli assessori.
Una tesi che si basava su  una analisi puntuale del testo della legge, anche alla luce del fatto che, in caso di dubbio, le norme vanno interpretate in modo tale da essere compatibili con il dettato della Costituzione.

La rapidità della decisione dimostra che il tribunale non ha avuto il minimo dubbio nel sancire la illegittimità della sospensione.
Ora Forza Italia strilla alla disparità di trattamento con Berlusconi. Ma la disparità è solo nella mente dei tifosi del Cavaliere. Le differenze fra i due casi sono abissali. Basti considerare la prima di tali differenze, Berlusconi era condannato in via definitiva, De Luca con sentenza di primo grado contro la quale è stato già presentato appello.
Ma, comunque, il Tribunale non ha detto che De Luca non deve essere sospeso. Ha detto soltanto che la sospensione va congelata, in quanto la sua prosecuzione porterebbe danni rilevanti a un organo di rilevanza costituzionale quale il Consiglio regionale della Campania e vanificherebbe il risultato elettorale.
É scontato che nelle prossime fasi ci sarà anche il rinvio alla Corte Costituzionale cui, tra l’altro, la norma era stata già rimessa con precedenti ordinanze di altri giudici.
La cosa più divertente è che, in questa vicenda, i migliori alleati di De Luca sono stati proprio i partiti che gli hanno fatto la guerra, a cominciare da Forza Italia.
Se, infatti, pur tenendo una posizione intransigente, avessero adottato un atteggiamento, non dico da “opposizione di Sua Maestà britannica”, ma da opposizione costituzionale, chiedendo l’applicazione della legge e, quindi, la sospensione di De Luca, ma senza inventarsi un vincolo di immediatezza della decisione, strumentale a provocare lo scioglimento del Consiglio regionale della Campania, le cose avrebbero potuto anche assumere una piega diversa.
Se De Luca avesse avuto il tempo di nominare il Vicepresidente il Tribunale avrebbe potuto valutare il caso con maggiore distacco e avrebbe avuto a disposizione una più ampia gamma di possibili decisioni.
Invece, di fronte alle posizioni massimaliste, alle minacce scomposte, alle campagne mediatiche ordite da giornalisti che non hanno mai letto una norma di legge e da avvocati in cerca di notorietà, Renzi ha sospeso De Luca senza attendere la prima seduta del Consiglio regionale. Un provvedimento singolare, anche perché adottato in contrasto con il parere della Avvocatura dello Stato che era stato richiesto proprio dal Presidente del Consiglio. Un provvedimento dovuto, evidentemente, alla pressione della pubblica opinione aizzata da una campagna di stampa senza precedenti, in quanto caratterizzata da una estremizzazione delle posizioni che si accompagnava a una povertà di argomentazioni desolante.
Si è creata, così, una situazione ottimale per De Luca. Il Tribunale doveva necessariamente decidere per la sospensiva. In caso contrario avrebbe trasformato non solo la sospensione in decadenza in contrasto con i dettami della Legge Severino, ma addirittura avrebbe trascinato nella decadenza il Consiglio regionale della Campania che non aveva alcuna responsabilità nella vicenda e che, in quanto organo elettivo di rango costituzionale, può essere sciolto solo nei casi specificamente previsti dalla legge. Con l’aggravante che a ottobre è già fissata l’udienza in cui la Corte Costituzionale vaglierà la legittimità della norma.
Per cui, il Giudice, se avesse deciso in sintonia con gli orientamenti degli apprendisti stregoni che hanno occupato le pagine dei giornali nelle ultime settimane, avrebbe rischiato di essere sconfessato dalla Consulta fra soli tre mesi, dopo avere provocato un danno grave e irreparabile, esponendosi anche al rischio di risarcimenti milionari.
Non si capisce perché avrebbe dovuto fare una tale scelta, contraria al diritto, contraria alla Costituzione, contraria alla logica e contraria al buon senso.