LA VITTORIA DELLA MERKEL RAFFORZA ANCHE IN ITALIA LA LINEA DELLA RESPONSABILITÀ. LE INCERTEZZE DI BERLUSCONI

Nello Formisano
Nonostante le fibrillazioni il governo, per il momento, è salvo.
Berlusconi ha evitato di ritirare la fiducia all’Esecutivo per la consapevolezza che nel PDL si celano profonde divisioni che una decisione dirompente avrebbe fatto emergere in modo irreversibile.
L’ex premier sa bene che le dichiarazioni pro – Letta bis dei giorni scorsi, al di là di qualche Scilipoti di turno, non vengono dai soliti peones in cerca di qualche mese in più di legislatura, ma da gruppi organizzati che si stanno già preparando per la sua uscita di scena. Pertanto, per evitare una sconfessione plateale, ha congelato qualunque decisione traumatica e ha sospeso, nel contempo, l’attribuzione delle deleghe della nuova Forza Italia ai vari Capezzone, Verdini, Bondi, Santanché.
Di fronte alla prospettiva di un Letta bis e del passaggio all’opposizione senza prospettive di elezioni a breve, l’ex premier, di cui è nota la capacità, quando la situazione diventa difficile, di farsi concavo e convesso, come lui stesso ama dire, ha preferito fare buon viso a cattivo gioco e continuare, per il momento, a sostenere l’Esecutivo.
È scattato, così, il piano B. Forza Italia diventa partito di lotta e di governo pronta a cavalcare temi di grande impatto come IMU e IVA e a insistere su tutti i capitoli di spesa che portano consensi, senza proporre, ovviamente, alcuna copertura seria che imporrebbe scelte meno popolari.
Una svolta “grillina” che dovrebbe far storcere il naso ai tanti aderenti al partito che vengono da una cultura liberale e democristiana, che, però, è in continuità con la tradizione del PDL che ha nel suo DNA il populismo e la demagogia.
Una svolta che potrebbe essere ancora più pericolosa per l’Esecutivo e per il Paese, in balia dei cambiamenti di umore di un leader ormai fuori dalle istituzioni.  
Perciò il Presidente del Consiglio è orientato a porre termine alla attuale fase di incertezza prendendo, se necessario, una iniziativa che costringerà i partiti della maggioranza a fare chiarezza.
Le dichiarazioni di Saccomanni, in questa ottica, sono finalizzate a fissare delle linee guida, condivise da Enrico Letta, in vista dello scontro che si accenderà nelle prossime settimane.
Il rispetto dei vincoli europei è, ovviamente, un punto fondamentale, sia perché l’Italia è da poco uscita dalla procedura di infrazione, sia perché i mercati ci farebbero pagare a caro prezzo un   ingiustificato sforamento del limite del tre per cento, a meno che non sia inserito in un piano di rilancio dell’economia di medio periodo che abbia l’avallo delle istituzioni comunitarie.
Imprescindibile è anche che tutte le risorse disponibili siano destinate alla riduzione del cuneo fiscale contributivo, al fine di accrescere la competitività delle aziende, di rilanciare la produzione e l’occupazione  e di agganciare la ripresa che in Europa è già avviata ed è in rapida crescita.
Una tale politica sicuramente non incontrerà il favore dell’ala populista del PDL,  che ha già dimenticato la situazione drammatica di novembre 2011, quando Berlusconi, primo caso nella storia, si è dovuto dimettere perché sfiduciato non dal Parlamento ma dai mercati, con uno spread a 575 e i titoli a dieci anni oltre il 7 per cento.
Ma la componente più responsabile, di fronte a una situazione di emergenza nazionale, troverebbe, probabilmente, il coraggio di uscire allo scoperto e di dare vita a quel partito moderato collegato al popolarismo europeo di cui da anni si avverte la mancanza.
Eventualità che si collegherebbe all’ipotesi di un Letta bis di cui tanto si parla.
Infatti, una prosecuzione della legislatura dopo una eventuale sfiducia da parte del PDL non potrebbe poggiare  su un manipolo di franchi tiratori, puntello troppo fragile che né Letta né il Capo dello Stato riterrebbero sufficiente in una situazione di grandi difficoltà come quella attuale.
Però se si producesse una vera e propria scissione che separasse la componente moderata del PDL dall’ala estremista le prospettive sarebbero molto più solide. 
Una operazione che, probabilmente, sarebbe vista con favore anche dal Partito Popolare Europeo che, invece, difficilmente accetterebbe l’adesione di Forza Italia.
La vittoria della Merkel rafforza questa linea e rende sempre più concreta l’ipotesi di costituire quella forza di centro che porrebbe fine al bipolarismo muscolare che, da anni, ingessa la democrazia italiana.