LA VITTORIA DEL GOVERNO DI TRIPOLI CONTRO L’ISIS A SIRTE IMPONE UNA ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Fayez al Sarraj

La riconquista di Sirte, ad opera delle forze del governo di unità nazionale del premier Sarraj, ha segnato un grande passo in avanti, sia nella battagli contro l’Isis sia nella stabilizzazione della Libia. Il nuovo esecutivo, sostenuto dalle Nazioni Unite, ha dimostrato di essere in grado di difendere e pacificare il Paese, nonché di sapere coagulare intorno a sé buona parte della galassia politica libica. La posizione di Sarraj, in particolare, si è rafforzata anche nei confronti del Parlamento di Tobruk che continua a rinviare una pronuncia definitiva in merito al riconoscimento formale del governo di unità nazionale.
Come conseguenza del successo del governo di Tripoli, anche le Forze armate di Tobruk hanno assunto un atteggiamento più deciso contro l’Isis. Le truppe  comandate dal gen. Khalifa Haftar hanno riconquistato l’80 per cento di Bengasi e sono sul punto di cacciare definitivamente i terroristi islamici dalla città.
Tobruk continua a godere dell’appoggio dell’Egitto e degli Emirati Arabi Uniti, nonché del sostegno sotterraneo della Francia che ha schierato sul territorio nuclei di forze speciali.Ora, sembra che anche la Russia voglia scendere in campo, sostenendo, anche se probabilmente senza esporsi eccessivamente, l’esercito di Tobruk.
Il confronto fra i due governi si gioca su due piani paralleli.
Sul piano interno, Sarraj ha acquisito consensi particolarmente significativi. Le maggiori forze politiche, la tribù più rappresentative, le milizie più agguerrite sono schierate con lui. Inoltre, controlla la Banca Centrale, il complesso finanziario – industriale che fa capo allo Stato libico e le risorse petrolifere del Paese.
Quindi, è in posizione molto forte e non dovrebbe essere difficile, in teoria, raggiungere un’intesa con il Parlamento di Tripoli a cui, tra l’altro, è offerto un ruolo autorevole nel nuovo assetto costituzionale.
Il problema, però, è sul piano esterno. In questi anni Tobruk ha consolidato le relazioni con l’Egitto e gli Emirati Arabi Uniti, che avevano puntato sulla vittoria della fazione cirenaica per acquisire una posizione di preminenza nella nuova Libia. In questa rete di alleanze è coinvolta anche la Francia, i cui consiglieri affiancano le milizie di Haftar. E la situazione potrebbe complicarsi ulteriormente, se dovesse effettivamente scendere in campo la Russia.
Sono nodi che deve sciogliere la diplomazia internazionale. Il governo di Sarraj è nato con l’appoggio delle Nazioni Unite. Le potenze occidentali, in teoria, dovrebbero essere, tutte schierate al suo fianco. E dovrebbero riconfermare tale appoggio con maggiore convinzione ora che ha dimostrato di avere una base di consenso molto più ampia di quanto si potesse immaginare al momento del suo insediamento.
Il minimo che possano fare è coordinare un’azione diplomatica per indurre al compromesso le nazioni che sostengono Tobruk e, quindi, spingere all’accordo fra le due parti e a una stabilizzazione definitiva del Paese.
L’Italia, che è vicina al governo di Tripoli ma ha conservato canali di comunicazione anche con Tobruk, può svolgere un ruolo decisivo per tirare i fili di un’intesa. Magari con l’apporto della Mogherini che, in omaggio alla sua funzione di Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza della UE, potrebbe richiamare alla coerenza quei paesi che con le loro ambiguità indeboliscono la posizione ufficiale della comunità internazionale.
La stabilizzazione della Libia è fondamentale per la sicurezza del Mediterraneo e dell’Unione Europea. Oltreché una polizza di assicurazione contro un aumento incontrollato dell’afflusso di profughi sulle coste dell’Europa.