LA RUSSIA DICE ADDIO ALLA CORTE PENALE INTERNAZIONALE. DIETRO IL RITIRO LE ASPRE CRITICHE MOSSE A MOSCA SULL’INVASIONE DELLA CRIMEA

Vladimir Putin

Anche la Russia dice addio alla Corte penale internazionale (Cpi), aggiungendosi alla lista dei Paesi che hanno deciso di non ratificare lo Statuto di Roma. Il presidente Vladimir Putin, infatti, ha firmato un decreto esecutivo, con il quale ritira la sottoscrizione del suo Paese allo Statuto di Roma, base legale della Corte. Di fatto Mosca non ha mai ratificato tale trattato, pur avendolo firmato nel 2000, e pertanto non è mai stata soggetta alla giurisdizione della Corte, a cui spetta di esaminare i crimini internazionali, crimini di guerra e genocidi.
Sono diverse le occasioni in cui la Corte ha lanciato accuse non gradite a Mosca, criticandola aspramente anche per via del suo coinvolgimento nel conflitto civile siriano. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è il rapporto con cui la Corte penale internazionale, con sede all’Aja, condanna nuovamente la Russia, accusandola di abusi commessi in Crimea, regione dell’Ucraina occupata da Mosca. Non a caso il provvedimento del Cremlino di non ratificare lo Statuto di Roma arriva all’indomani della pubblicazione del rapporto della Corte ed è accompagnato da una dura replica del presidente Putin, che giudica la Cpi un’istituzione non obiettiva e parziale e per questo “non idonea a rivendicare alcuna autorità in materia di giustizia internazionale”. Nelle settimane scorse, inoltre, Mosca è finita sotto accusa anche per le sue operazioni militari in Siria, con il presidente francese Francois Hollande che ha chiesto l’avvio di un’inchiesta per crimini di guerra commessi con i raid su Aleppo.
La mossa di non ratificare lo Statuto di Roma ha un significato politico. Prima della Russia sono stati il Burundi, il Gambia e il Sudafrica ad avviare le procedure per uscire dalla Corte e questo significa mettere in discussione l’autorità della Corte stessa. Ma soprattutto il ritiro della firma, pur non comportando grosse conseguenze pratiche, ha un valore simbolico molto importante: il no della Russia rappresenta, infatti, un colpo al tentativo di stabilire un ordine globale nel giudicare i reati contro l’umanità.