LA MINACCIA DELLA LE PEN SCUOTE L’EUROPA. RENZI ALL’ATTACCO CONTRO LA POLITICA DI AUSTERITY IMPOSTA ALL’UNIONE DALLA MERKEL

Matteo-Renzi

Le prossime settimane ci diranno se lo scontro nell’ultimo Consiglio europeo fra Matteo Renzi e la Merkel è un episodio isolato o l’avvio di una nuova fase. Tutto dipenderà dal sostegno che il nostro Premier riuscirà a raccogliere fra i partner dell’Unione. Al momento, la cancelliera ha respinto l’assalto con la tecnica del rinvio che nella UE serve, in genere, a riconfermare per inerzia la politica pregressa. Che non è, come si vuole far credere, la politica del rigore e del rispetto delle regole. Ma è una linea duplice: regole rigorose per gli altri, deroghe per la Germania e per i suoi amici. È stato così per le banche, per i gasdotti, per il settore auto per il quale solo gli Stati Uniti hanno fermato le truffe che erano diventate il vero marchio di fabbrica della Volkswagen, industria simbolo dell’economia tedesca, per gli sforamenti del deficit oltre i limiti prefissati, 
In realtà, la linea del rigore è durata tanti anni, nel malcontento generale dei popoli europei, proprio perché non era applicata al paese leader che, poi, era il maggiore sostenitore del rigore applicato agli altri. La Germania ha sforato quando ha voluto, ha truffato sui vincoli ambientali, ha finanziato le proprie banche senza alcuna minaccia di procedura di infrazione, ha costruito gasdotti con la Russia mentre gli altri paesi erano vincolati alle sanzioni. Se non ci fossero state tante eccezioni per i tedeschi, probabilmente il rigore sarebbe stato molto meno severo, l’Unione sarebbe uscita dalla crisi contestualmente agli Stati Uniti,  le economie periferiche avrebbero sofferto meno e i populismi di destra e di sinistra sarebbero rimasti il fenomeno marginale che erano in passato.
Ora, però, la crisi è giunta al cuore della UE. L’Unione non esiste senza la Francia. E le elezioni francesi, che hanno visto l’avanzata della estrema destra di Marine Le Pen, hanno evidenziato che il disagio sociale che caratterizza l’Europa in questi ultimi anni è giunto a livelli drammatici. Nonostante l’ “argine repubblicano”, creato dalla convergenza dei voti socialisti e dell’UMP che ha impedito la vittoria del Front National, questa tornata amministrativa ha reso palese a tutti che la reazione dell’elettorato verso le politiche di austerity di Bruxelles potrebbe avere come risultato la vittoria di forze estremiste ed antieuropeiste anche in un paese come la Francia, con una vera e propria “eterogenesi dei fini”. Ha quindi ragione il premier Renzi quando afferma che le politiche comunitarie sono attualmente il maggiore alleato per le forze estremiste, e che bisogna andare verso un sistema meno ottuso e burocratico e maggiormente aperto alle necessità di sviluppo delle economie e delle società europee.
In assenza di una svolta gli antieuropeisti e i populisti continueranno a rafforzarsi e a conquistare nuove posizioni di potere. Questo vale anche per l’Italia, dove i soliti Matteo Salvini e Giorgia Meloni si sono subito accodati alla Le Pen al momento della vittoria nel primo turno, salvo poi accampare giustificazioni alla sconfitta al ballottaggio. È il solito tentativo all’italiana di vivere di gloria riflessa nell’attesa di tempi migliori per il centrodestra del nostro Paese.