LA MERKEL INSENSIBILE AI PROBLEMI DEL POPOLO GRECO. MA OBAMA E LE CANCELLERIE EUROPEE POSSONO RIAPRIRE LA PARTITA

Presidente Obama
Dopo un periodo di apparente stabilizzazione, la crisi del debito greco è ormai definitivamente entrata nella fase cruciale. La situazione adesso è chiara e vede il nuovo governo di Atene di Alexis Tsipras, stretto tra le proprie promesse elettorali e la volontà del popolo ellenico di porre fine ad una politica rigorista, che ha portato la gente oltre la soglia di sopportazione, e, dall’altra parte, la miopia della Germania che continua a insistere sulla linea di una intransigenza contabile cieca senza guardare assolutamente alla situazione geopolitica. La cancelliera Merkel ed il suo ministro dell’economia Scheauble, infatti, continuano a chiedere il rispetto dei patti senza però domandarsi se, arrivati a questo punto, ciò sia effettivamente possibile.
Berlino sembra non considerare minimamente la attuale realtà della Grecia e i rischi che una politica condizionata dagli interessi della grande finanza internazionale può comportare. Se è vero, infatti, che gli interessi dei creditori vanno salvaguardati, è altrettanto vero che non si può portare il popolo greco alla esasperazione o, ancora peggio, la Grecia al default. Si deve tenere presente che il premier Tsipras, seppure proveniente dalla sinistra radicale greca, è, in ogni caso, un convinto europeista ed è quindi intenzionato a mantenere il suo paese all’interno delle istituzioni europee e occidentali in generale. Molti altri partiti, viceversa, non la pensano in questo modo. In particolare, l’attenzione va posta su Alba Dorata, la terza forza politica, un movimento neonazista anche nei simboli ed in forte espansione, pronto ad approfittare di un eventuale fallimento dell’attuale governo di Atene. Alba Dorata è chiaramente fuori dal recinto politico democratico occidentale, andandosi piuttosto  a posizionare tra i regimi autoritari dell’est, Russia di Putin in primis. Mosca sarebbe pronta a sostituire l’Unione Europea, fornendo alla Grecia decine di miliardi di dollari di prestiti, facendola spostare dall’asse delle democrazie occidentali a quello dei regimi autoritari, guadagnando in questo clima di rinata guerra fredda il tanto agognato sbocco sul Mediterraneo, obiettivo che la Russia cerca di conseguire dai tempi dell’impero zarista. Se la situazione dovesse degenerare e la Grecia andare in default, Atene non uscirebbe solo dall’euro, ma anche dall’Unione Europea e dalla NATO. 
Si tratta di un rischio che le democrazie occidentali devono evitare, cosa di cui tranne la cancelliera Merkel, presa ormai unicamente dalla sua intransigenza rigorista, si sono resi conto tutti. In particolare, se ne è reso conto Obama che, da tempo, considera la cancelliera tedesca responsabile del protrarsi di una crisi da cui gli Stati Uniti sono usciti da anni, e che ha già manifestato solidarietà ed amicizia a Tsipras, invocando una strategia di  crescita per la Grecia.
E probabilmente è proprio sulla sponda atlantica che punta il premier ellenico. Una presa di posizione pubblica della Casa Bianca difficilmente potrebbe essere ignorata, anche perché troverebbe il consenso di molti Stati dell’Unione europea al momento in posizione di attesa.