LA LOTTA AL TERRORISMO DEVE ESSERE OBIETTIVO PRIMARIO DI TUTTI I PAESI CIVILI

francois hollande

La tragedia di Parigi deve essere un motivo per tutti gli Stati per ripensare completamente la strategia anti terrorismo.
Gli attacchi efferati contro cittadini inermi nella capitale francese devono scuotere le cancellerie dei Paesi democratici.
È necessaria una coalizione internazionale che abbia come unico scopo la lotta contro l’Isis e contro il terrorismo internazionale, senza  strumentalizzazioni e senza secondi fini.
Dopo l’11 settembre ci fu una pronta reazione da parte degli Stati Uniti che attaccarono, con immediatezza, i talebani alleati dei terroristi di Al Qaeda. Fu una risposta efficace nel breve periodo che raggiunse il risultato fissato, togliere al terrorismo una struttura statuale di riferimento con tutti i pericoli che quella situazione comportava.
Certo, non portò alla distruzione di Al Qaeda perché, dopo il successo iniziale, ebbero il sopravvento gli errori di George Bush che riteneva di poter utilizzare la guerra al terrorismo per riaffermare un ruolo egemonico degli Stati Uniti. Impostazione da cui derivò la spaccatura della coalizione che aveva sconfitto i talebani e la disastrosa avventura irakena, che ha finito per essere uno dei fattori che hanno alimentato la nascita di un nuovo terrorismo più pericoloso e più aggressivo di quello che aveva portato all’11 settembre.
Oggi, sono sotto attacco la Francia e l’Europa. La solidarietà internazionale si preannuncia unanime, dai Paesi occidentali alla Russia, dalla Cina ai Paesi arabi. È l’occasione per un’offensiva decisa e definitiva contro i terroristi. Bisogna mettere da parte tutte le altre questioni sul tappeto. Concentrarsi su questo unico obiettivo. E combattere seriamente, non con le operazioni di immagine che sono state portate avanti in questi anni. 
Serve una reazione compatta di tutta l’Unione europea. Se qualche Paese o qualche politico prende le distanze o tenta di dissociarsi o di operare dei distinguo deve essere emarginato. In una circostanza del genere la solidarietà europea è un dovere morale e un imperativo politico. E serve una coalizione ampia, che non escluda nessuno e nella quale non ci sia nessuno più eguale degli altri. Importantissima è la partecipazione attiva dei Paesi arabi e di quelli musulmani. Bisogna sgomberare il campo dal fattore religioso. Gli attentati non hanno nulla a che vedere con una immaginaria guerra di religione, come dimostra, del resto, il fatto che il terrorismo ha fatto strage fra i musulmani molto di più che fra gli appartenenti ad altre confessioni.
È necessario, anche, che le cancellerie e i servizi segreti operino a carte scoperte, senza zone d’ombra e senza ambiguità. L’Isis non fa operazioni di guerriglia come i vietcong negli anni ’60 e non utilizza materiale bellico vetusto o conquistato sul campo. Dispone di carri armati, di cannoni anticarro, di missili, di armi moderne e avanzate e può contare su un vero e proprio esercito che impegna i nemici in battaglie campali.
È necessario interrompere i rifornimenti di armi e perseguire, senza riguardi per nessuno, chiunque sta speculando con operazioni finanziarie e commerciali che non sono meno gravi degli attentati.
Si può costruire una coalizione unitaria, sotto l’egida delle Nazioni Unite, finalizzata all’unico obiettivo di stroncare il terrorismo, al di là delle differenze che esistono e che continueranno ad esistere sulle altre questioni sul tappeto.
Gli spettatori che sono stati fatti evacuare dallo stadio di Parigi dopo una lunga ed estenuante attesa e che sono usciti cantando la Marsigliese sono un esempio di come tutti i popoli del mondo debbano reagire.