LA LOMBARDIA IMPUGNA LA RIFORMA DELLE BANCHE POPOLARI. LA CONSULTA SI PRONUCERÀ IN TEMPI BREVI

roberto maroni

La Giunta regionale della Lombardia ha deciso di impugnare davanti alla Consulta la riforma delle banche popolari che impone l’obbligo di trasformazione in società per azioni a tutti gli istituti che superano gli otto miliardi di attivi.
Spiace dover constatare che Maroni sia stato l’unico a prendere una posizione ferma contro una riforma che impoverisce il territorio e consegna alla grande finanza anche le ultime aziende di credito che sono al servizio dell’economia. Anzi, le penultime perché rimangono ancora, accanto alle Banche popolari più piccole, le banche di credito cooperativo.
La nuova normativa non ha alcun senso sul piano economico.
Le banche popolari sono radicate sul territorio e assistono le piccole e medie imprese che sono il tessuto connettivo del sistema economico italiano. Con la riforma vengono omologate alle altre e consegnate a un ruolo di servizio nei confronti della grande finanza che vede nelle banche dei contenitori di risparmio da cui attingere per le proprie spericolate manovre speculative.
Purtroppo, il governo è prigioniero di una concezione, dominante nell’Unione europea, che considera obiettivo primario il rafforzamento patrimoniale delle banche. Una concezione da burocrati che confonde il mezzo con il fine. La solidità delle banche è importante. Ma deve essere funzionale al loro ruolo di sostegno finanziario alle imprese produttive e di motore dello sviluppo economico. Invece, con la teoria che domina a Bruxelles e negli ambienti dell’Esecutivo la banca perfetta è una banca che non fa crediti e investe tutta la propria raccolta in titoli di Stato e in operazioni borsistiche di breve termine.  Così non ha sofferenze e non corre alcun rischio di mettere a repentaglio il proprio patrimonio.
Ovviamente, una banca del genere non è una banca se non di nome, non adempie alle sue funzioni istituzionali e diventa un fattore di recessione perché sterilizza risorse che, invece, dovrebbero essere utilizzate per la crescita.
Le Banche Popolari, come le BCC, invece,sono state, finora, coerenti con la loro mission: hanno finanziato le aziende e operato al servizio del territorio di riferimento.
Dopo la riforma cambierà tutto. L’obiettivo prevalente saranno le quotazioni di borsa e i dividendi. Con enorme danno per le regioni di insediamento e per le piccole e medie imprese.
Quindi, il ricorso della Regione Lombardia è pienamente fondato sul piano economico.
Ed è altrettanto fondato su quello giuridico.
L’articolo 117 della Costituzione è molto chiaro. Sulle banche locali e, quindi, anche sulle banche Popolari  c’è competenza concorrente. Il Parlamento non poteva decidere senza coinvolgere le Regioni.
La Corte Costituzionale avrà l’opportunità per precisare, una volta per tutte, i confini della legislazione nazionale e per fissare principi rigorosi a tutela delle prerogative dei territori contro il prepotere delle multinazionali che dominano la finanza internazionale.