LA GRAN BRETAGNA FUORI DALLA UE. UN PROBLEMA NON ATTUALE E SOPRAVVALUTATO

David-Cameron

Dopo la Grexit i giornali si sono scatenati nel fare ipotesi e costruire scenari, ovviamente apocalittici, sulla Brexit. E non è da escludere che le borse valori tra poco comincino a utilizzare l’argomento per le solite speculazioni al rialzo e  al ribasso che non hanno alcun fondamento nella economia reale.
In effetti anche l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione è molto improbabile, così come è improbabile l’uscita della Grecia. Cameron ha promesso un referendum ai suoi elettori ma non è affatto sicuro che manterrà l’impegno.
E quand’anche il referendum dovesse tenersi non è scontato che gli inglesi votino per rescindere i legami con la UE. La Gran Bretagna ha sempre usato la minaccia di uscire per rimanere nella UE in condizioni di vantaggio rispetto agli altri Stati. E i cittadini di Sua Maestà, al di là della spocchia, sanno bene che hanno tutto da perdere dal ritrovarsi fuori dalle Istituzioni comunitarie.
Ora hanno un motivo in più per non tirare troppo la corda. Il partito secessionista di Nicola Sturgeon ha stravinto in Scozia con 56 seggi su 59. E i nazionalisti scozzesi vogliono rompere i legami con gli Inglesi ma rimanere nell’Unione europea.
Ritrovarsi fuori dall’Unione e amputati della Scozia non sarebbe proprio il massimo per la Gran Bretagna e, probabilmente, gli elettori inglesi se ne rendono  conto e voteranno in conseguenza in larga maggioranza contro l’ipotesi del ritorno all’isolazionismo.
Se, alla fine dovessero davvero prevalere i no all’Europa non è detto che sarebbe un fatto negativo. Anzi, la UE ne guadagnerebbe in coesione e in prospettive di rafforzamento delle istituzioni e delle politiche comuni.
Quindi, politici e opinionisti tornino ai problemi concreti di casa nostra che sono tanti e ci risparmino le solite geremiadi sui pericoli per l’Unione europea derivanti dal voto inglese.
Le Istituzioni di Bruxelles e gli stati membri non hanno nulla da temere dalle vicende britanniche.