LA FOTO DI TORRE DEL GRECO. POSSIBILE UNA GRANDE ALLEANZA DEI RIFORMATORI E DEI MODERATI

Nello Formisano
La prima Festa nazionale del Centro Democratico, tenutasi a Torre del Greco, ha fatto registrare un pieno successo, al di là di ogni più favorevole aspettativa.
Il livello dei partecipanti, la qualità degli interventi, lo spessore culturale delle proposte, la articolazione dei temi dibattuti, tutti ispirati ai problemi quotidiani della gente comune, dalla integrazione e solidarietà all’ambiente, dagli esodati al lavoro hanno assicurato alla tre giorni di Torre del Greco una grande e attenta partecipazione.
I temi strettamente politici, ovviamente, non potevano essere assenti. C’è stata, quindi, una tavola rotonda sulle riforme con presenze di alto profilo e, come momento clou della manifestazione, il dibattito sulla situazione politica. Dibattito cui hanno partecipato il Presidente del Centro Democratico, Bruno Tabacci, i Segretari del Partito Democratico, Guglielmo Epifani e di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola, e, in rappresentanza di Scelta Civica, l’on. Andrea Romano. Dibattito ancora più interessante perché ha avuto luogo subito dopo le dimissioni dei ministri del PDL e che, pur nella incertezza dei possibili sviluppi dato il susseguirsi delle dichiarazioni, ha evidenziato con immediatezza la comune volontà dei quattro partiti di assicurare al Paese stabilità e governabilità.
Pur nella diversa articolazione di analisi e di posizioni si è registrata unanimità di consensi su alcuni punti fondamentali.
Il rispetto della Costituzione e, in particolare, del principio inderogabile della eguaglianza dei cittadini davanti alla legge. 
Il principio che il bene comune deve essere anteposto agli interessi individuali.
La consapevolezza che il compromesso, se si tratta di compromesso alto nell’interesse della collettività, non è un fatto deteriore, bensì, in circostanze particolarmente drammatiche, l’unica via possibile per affrontare i problemi dei cittadini.
Su queste basi è possibile avviare un discorso costruttivo per fare un percorso condiviso volto a superare la difficile congiuntura nell’interesse superiore del Paese.
La foto di Torre del Greco potrebbe prefigurare, in conclusione, una alleanza per dare vita a un governo più stabile e più coeso per il dopo Berlusconi, con un programma concreto basato su pochi punti essenziali ma determinanti per il futuro, finalizzato a trarre l’Italia fuori dalla recessione e a riavviare uno sviluppo produttivo e occupazionale in linea con quello degli altri Stati della UE. Nonché, ovviamente, ad approvare una nuova legge elettorale e le riforme costituzionali indispensabili.
Molto interessanti, per le prospettive politiche che aprono, sono state le dichiarazioni di Andrea Romano che hanno indicato una modifica sostanziale delle posizioni di Scelta Civica la quale, da una posizione di centrismo immobile si accingerebbe a passare a quella di un centrismo saldamente ancorato al centrosinistra.
In pratica, con questo passo in avanti, si registrerebbe un sensibile avvicinamento fra le posizioni del raggruppamento montiano e quelle del Centro Democratico, il che potrebbe essere preludio a una evoluzione significativa sul piano politico ed elettorale.
Si potrebbe ipotizzare un rassemblement che, senza intaccare le articolazioni interne, sia finalizzato a costruire una nuova casa dei moderati e dei riformatori che parli alla mente, e non alla pancia, della maggioranza silenziosa del Paese. Una prospettiva tanto più opportuna in un momento in cui gli stessi ministri dimissionari del PDL vedono il loro partito come un raggruppamento prigioniero di un manipolo di estremisti animati solo dalla sindrome del cupio dissolvi  e il direttore del Corriere della Sera che è, da sempre, l’organo della borghesia paragona Forza Italia alla ridotta della Valtellina.
Gli sconvolgimenti che seguiranno alla uscita di scena di Berlusconi e alla fine del berlusconismo rendono assolutamente attuale e improcrastinabile una iniziativa in tal senso non solo per dare voce in modo responsabile al popolo dei moderati ma anche per rafforzare la componente di centro della coalizione progressista e costituire una ampia coalizione di riformatori e moderati che è l’unica, in questa fase politica, in grado di trarre il Paese fuori dalla recessione e di riportarlo a pieno titolo nel concerto degli Stati guida dell’Unione europea.