LA CULTURA COME RISORSA PER LA RINASCITA DEL MEZZOGIORNO

Nello Formisano

Si terrà il 30 giugno a Bari un Convegno su  “La cultura del Mezzogiorno, vera risorsa del Paese” organizzato dal Dipartimento Mezzogiorno di Italia dei Valori. Parteciperanno, con Antonio Di Pietro e Nello Formisano, i  sindaci delle tre principali città del Mezzogiorno , Luigi De Magistris, Sindaco di Napoli, Michele Emiliano, Sindaco di Bari e Leoluca Orlando, Sindaco di Palermo.
Con questa iniziativa Italia dei Valori vuole avviare su nuove basi il discorso sul Mezzogiorno, un problema che, da tempo ormai, è stato cancellato dall’agenda delle priorità della politica economica nazionale.
Purtroppo, per quanto riguarda la politica meridionalistica, Monti sta agendo in perfetta continuità con il governo Berlusconi, pur non essendoci più il condizionamento della Lega.
È la prova che il Carroccio non ha inventato una tendenza antimeridionale che esisteva già e, purtroppo, continua ad esistere, sia in Parlamento che nel Paese, ma  si è limitata a sfruttarla a fini di consenso elettorale.
Una tendenza che va combattuta a livello culturale prima che a livello politico. La tesi del Sud parassitario che vive a spese del Nord laborioso è una tesi che viene sostenuta non solo nel Palazzo, ma anche da grandi giornali di informazione, da autorevoli commentatori, da ambienti culturali che rappresentano significativi segmenti di società civile dell’area settentrionale del Paese.

Contro questa tendenza è necessaria una campagna di verità e di informazione per restituire agli italiani una visione equilibrata del Paese, della sua storia, dei suoi problemi e delle sue prospettive.
I rapporti fra Nord e Sud saranno uno dei punti cruciali della politica nei prossimi anni.
Sia perché la situazione economica e sociale delle regioni meridionali è giunta a livelli di esasperazione che potrebbero portare ad  esplosioni  popolari imprevedibili, sia perché la ripresa dello sviluppo sarà possibile nella misura in cui si deciderà di affrontare con la dovuta energia e con adeguate risorse il problema del Mezzogiorno.
Ricordiamo al riguardo alcuni indicatori statistici che, senza alcuna pretesa di esaurire un problema tanto complesso, vogliono solo dare la misura della situazione attuale e delle risorse da mettere in campo per avviarlo a soluzione. 
Secondo dati SVIMEZ negli anni 2001 – 2010 il Prodotto Interno Lordo del Mezzogiorno si è ridotto dello 0,3% mentre quello del Centro Nord è cresciuto del 3,5%. Se focalizziamo l’attenzione sugli ultimi tre anni,  nel Mezzogiorno si registra una flessione del 6,1 per cento mentre nelle regioni centro settentrionali la variazione negativa è stata del 4,9  per cento.
La disoccupazione, negli anni 2008 – 2010, è aumentata del 6,9 per cento nel Centro Nord e del 13,8 per cento  nel Mezzogiorno. Dati che non danno la dimensione effettiva del problema in quanto, per avere i numeri veri della disoccupazione bisogna sommare ai disoccupati ufficiali i cassintegrati e gli scoraggiati. Applicando queste rettifiche la disoccupazione sale dell’11,9 per cento nel Sud e del 3,7 per cento nel Centro Nord.
Se si considera, poi, il segmento “giovani”, nel Mezzogiorno si registra un tasso di occupazione giovanile di appena il 31,7 per cento e un divario fra Sud e Centro – Nord di ben 33 punti percentuali.
A fronte di tale situazione gravissima si evidenzia un intervento dello Stato assolutamente inadeguato.  Mi limito a indicare due cifre, una sul livello delle risorse pubbliche impiegate finora nelle regioni meridionali e una sull’ordine di grandezza dei fondi che sarebbero necessari se si volesse affrontare con serietà il problema.
Sul primo punto c’è una ricerca della Ragioneria Generale dello Stato in base alla quale la spesa pro capite dello Stato è di 7.578 euro in Campania, di 8.203 euro in Lombardia, di 9.038 euro in Piemonte, di 10.358 euro in Liguria, di 11.387 in Friuli Venezia Giulia, di 15.224 euro in Trentino Alto Adige, di 17.479 euro in Valle d’Aosta.
Sul secondo punto,  i dati storici dicono che la spesa straordinaria nel Mezzogiorno,  negli anni dal 1951 al 2007 compresi gli anni della mitica Cassa per il Mezzogiorno, calcolata ai prezzi attuali, ammonterebbe a 6 miliardi e 710 milioni di euro medi annui. La Germania che ha avuto lo stesso problema con le regioni dell’Est ex comunista lo ha risolto in un decennio con uno stanziamento medio di 75 miliardi l’anno, vale a dire con un investimento 11 volte superiore a quello del nostro Paese.
Questi dati non emergono nel dibattito sull’economia italiana, se non nelle relazioni di qualche istituto specializzato o nei saggi di alcuni docenti di università meridionali che vengono marginalizzati dai grandi  organi di informazione e dai partiti di massa, senza alcuna differenza fra Centro destra e Centro sinistra.
Italia dei Valori, con il Convegno di Bari, di fine mese, avvia un percorso teso a dare voce anche a questa parte del Paese e a proporre una linea politica che tenga conto delle esigenze di tutte le aree dell’Italia nell’interesse superiore dell’intera economia nazionale.