LA CRISI DEL MOVIMENTO 5 STELLE A ROMA È UN’OPPORTUNITÀ PER GLI ALTRI PARTITI DI RECUPERARE CONSENSI. MA C’È IL DUBBIO CHE SIANO CAPACI DI APPROFITTARNE

Virginia Raggi.

È sicuramente un parere in controtendenza soprattutto dopo gli ultimi avvenimenti, ma sono convinto che fino a qualche giorno fa i grillini a Roma erano partiti con il piede giusto.
La sindaca è sembrata lenta nelle decisioni ma la complessità dei problemi della capitale poteva giustificare una maggiore ponderazione nello studio dei fascicoli.
La composizione della squadra di governo comportava interessanti elementi di novità. La Raggi era riuscita a coinvolgere personalità di grande profilo, quali appunto gli attuali dimissionari. Carla Raineri è un magistrato di alto livello, già candidata alla Presidenza della Corte di Appello di Milano, Marcello Minenna, è uno dei dirigenti più autorevoli della CONSOB, Alessandro Solidoro è il presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Milano e Armando Brandolese e Marco Rettighieri sono due manager di grande spessore.

Così come gode di grande prestigio Paolo Berdini, assessore all’Urbanistica, uno degli urbanisti più qualificati del nostro Paese, che, al momento, è l’unico a non avere presentato le dimissioni.
Al di là del valore dei prescelti, era significativa la volontà di superare il circolo ristretto dei militanti e degli opportunisti approdati al Movimento negli ultimi tempi per andare a ricercare gli amministratori a cui affidare gli incarichi più delicati nella migliore società civile. Una evoluzione indispensabile perché Di Maio e soci non hanno al proprio interno le professionalità necessarie per amministrare una grande città, a maggior ragione quando la città è Roma con tutti i problemi che si sono accumulati nelle ultime consiliature.
Ovviamente questo indirizzo, non aveva incontrato il gradimento di larga parte della base e, soprattutto, dei quadri intermedi che vedevano nella conquista della capitale una grande opportunità di realizzazione delle proprie ambizioni.
Ma la Raggi sembrava decisa ad andare fino in fondo, nonostante le resistenze e i dissensi emersi nei meet up capitolini e nelle discussioni in rete.
Poi, tutto il castello è crollato in una sola giornata. Le dimissioni della Raineri, a cui sono seguite quelle degli altri, hanno rivelato la fragilità della costruzione messa in piedi dalla sindaca. E hanno portato alla luce una realtà, fatta di faide interne, di intrighi, di manovre di palazzo, simile a quelle tipiche dei partiti tradizionali, ma più difficile da gestire a causa della assenza di strutture consolidate di partito alle quali fare riferimento.
Siamo certi che i vuoti saranno colmati che saranno nominati altri personaggi, magari altrettanto autorevoli dei precedenti. Ma lo strappo che si è consumato non rimarrà senza conseguenze. L’opinione pubblica ha acquisito contezza dei limiti dell’esperienza grillina. E se era disposta a perdonare gli errori derivanti dall’inesperienza, non credo sarà altrettanto benevola verso le lotte intestine, i colpi bassi e le trame da basso impero di cui la classe dirigente del Movimento si è resa protagonista nelle ultime settimane.
I prossimi sondaggi, probabilmente, registreranno una flessione consistente delle loro preferenze di voto. Ma non è detto che gli altri partiti – che sono i primi responsabili dell’onda favorevole che ha investito i 5 Stelle – siano capaci di approfittarne.