LA CAUTELA DI RENZI E LE AMBIGUITÀ DELLA GUERRA ALL’ISIS

Matteo Renzi

Gli attentati di Parigi hanno avuto, ovviamente, una forte eco nella politica italiana. Il Presidente del Consiglio, già all’indomani degli attacchi, ha chiamato a raccolta tutti i partiti ed invocato l’unità nazionale, anche in previsione delle difficili sfide che attendono il Paese sulla questione della sicurezza in vista del Giubileo. Tutte le forze politiche hanno accolto l’invito, tenendo, almeno in un primo tempo, un profilo moderato, fatte salve le scontate intemperanze del solito Matteo Salvini, che ha ormai abituato alle sue dichiarazioni “estemporanee” . Si spera che questa moderazione continui, anche e soprattutto in un momento internazionale in cui vanno evitate azioni avventate. 
Come il premier Renzi ha sottolineato, supportato in questo anche dalla maggiore parte dei commentatori internazionali, ogni azione militare deve essere effettuata all’interno di una chiara strategia politica. Se così non fosse, infatti, rimarrebbe fine a se stessa e quindi difficilmente risolutiva. 
Ogni azione militare, sosteneva Von Clausewitz, deve essere inserita all’interno di una strategia che deve essere, innanzitutto, politica. Bisogna cioè sapere quali sono i risultati che si vogliono raggiungere, capire quale è il modo migliore per farlo e quali possono essere i rischi e le conseguenze. E bisogna, anche, sapere con chiarezza quali sono gli schieramenti che si fronteggiano. 
In caso contrario, si corre il rischio di fare un salto nel buio, che potrebbe avere conseguenze imprevedibili ed essere, addirittura, controproducente. 
Fa, quindi, bene in questa fase il Presidente del Consiglio a tenere un atteggiamento cauto e a chiedere innanzi tutto un progetto politico all’interno del quale, se necessario, inserire anche una azione militare.
La caduta del Sukhoi  russo abbattuto dalla aviazione della Turchia, vale a dire di un paese teoricamente alleato nella guerra all’Isis, dimostra che le azioni militari sono necessarie ma che, per battere il terrorismo fondamentalista, bisogna, prima di tutto, porre fine alle ambiguità e ai doppi e tripli giochi delle cancellerie dei paesi  coinvolti.