L’UNIONE EUROPEA DOPO LA BREXIT. RITORNARE AI VALORI DELLE ORIGINI E RAFFORZARE IL RUOLO DEI PAESI FONDATORI

Matteo-Renzi

L’Unione Europea continua ad interrogarsi sul proprio futuro dopo il referendum sull’uscita della Gran Bretagna. La domanda che molti osservatori si stanno ponendo è come potrà l’Europa continuare sulla strada per l’integrazione, ora che le spinte centrifughe si sono fatte più forti e il vento del populismo è tornato a soffiare. Secondo molti esperti la strada deve essere diretta a rafforzare la coesione della UE, in particolare tra gli Stati fondatori. Bisogna infatti cominciare a distinguere fra i Paesi che stanno nell’Unione condividendone i principi e gli obiettivi e quelli che, invece, sono entrati in Europa soltanto per interessi economici.
Questi ultimi, di fatto, sono il freno all’integrazione e sono l’elemento che impedisce la soluzione dei problemi che attanagliano la UE. Paesi come l’Ungheria di Orban, pronti da una parte ad opporsi a tutti i piani per l’accoglienza dei migranti, dall’altra a fare incetta dei fondi comunitari. Paesi come la Repubblica Ceca, il cui grande sviluppo degli ultimi quindici anni è dovuto proprio all’Unione, ma che è pronta ad un referendum sull’uscita sul modello della “brexit”. È quindi necessario che i Paesi fondatori facciano squadra, per creare uno “zoccolo duro” che resista alle spinte centrifughe. In particolare Germania, Francia ed Italia devono assumersi questo compito. La nascita del direttorio a tre, sancito dal vertice di Berlino e confermato dal prossimo vertice di Milano va verso questa direzione, che è l’unica da seguire se si vuole preservare e sviluppare l’Unione Europea. Si deve inoltre ritornare ai valori fondanti dell’Europa, che sono andati persi nel tempo di fronte agli aspetti più puramente economici.
Renzi dovrebbe accentuare le pressioni su Hollande e sulla Merkel perché avviino una iniziativa congiunta. Iniziativa che deve caratterizzarsi per il ritorno allo spirito del Trattato di Roma, premessa indispensabile, al di là dei singoli accordi, per il rilancio dell’Unione.