L’ITALIA EVITA UNA NUOVA STRAGE DI MIGRANTI. L’EUROPA ASSENTE. SERVE UN RILANCIO POLITICO E CULTURALE DELLA UE

Jean Claude Juncker

La marina italiana ha evitato una ennesima tragedia al largo della Libia. Oltre tredicimila migranti sono stati tratti in salvo sulle nostre navi. E, anche se rimane il rimpianto per altre centinaia che non hanno potuto essere soccorsi in tempo, va dato atto di un nuovo successo nella battaglia per impedire che il Mediterraneo diventi un cimitero per decine di migliaia di persone in fuga dalla guerra e dalla fame.
L’approssimarsi dell’estate segna, come ogni anno, una nuova fase di sbarchi di immigrati in Italia. La chiusura della rotta balcanica e il riacutizzarsi della crisi siriana, lasciano pensare a un aumento degli arrivi dalle coste africane, arrivi che difficilmente si fermeranno senza una stabilizzazione della Libia. In questo Paese si è registrato qualche miglioramento. Il nuovo governo di unità nazionale si sta lentamente consolidando, ma l’incertezza permane e rimarrà ancora a lungo, considerato che i rapporti fra Tripoli e Tobruk rimangono difficili.
La cosa più grave è che l’Italia continua ad essere sola. L’Unione Europea non ha ancora dato il via libera al piano proposto dal governo Renzi, che, ad oggi, costituisce l’unica strategia per risolvere la situazione. Il Presidente del Consiglio, quindi, deve porre con forza la questione alla UE, e deve farlo insieme agli altri paesi mediterranei che sono in prima linea nel fronteggiare il fenomeno. Bruxelles non può limitarsi a concedere qualche punto percentuale di flessibilità, ma deve invece realmente iniziare ad attivarsi con una vera politica di accoglienza dei migranti, alla quale cooperino tutti gli Stati dell’Unione, anche quelli del Nord Europa che fino ad ora sono rimasti inerti. Il piano di ricollocamento, secondo cui tutti i Paesi europei devono farsi carico di un certo numero di rifugiati, va attuato prontamente, superando le molte resistenze arrivate soprattutto dalle nazioni che un tempo appartenevano al blocco sovietico, ma anche da Paesi quali la Germania e l’Austria che dovrebbero essere più vicini alla concezione aperta, liberale e solidaristica dell’Unione che si aggancia alla tradizione dei grandi europeisti del passato. 
È sempre più urgente un profondo rinnovamento culturale che riavvicini la costruzione europea al comune sentire dei popoli, da cui la deriva burocratica ha allontanato sempre di più le Istituzioni comunitarie. 
L’Europa degli egoismi, delle subdole manovre di palazzo, delle squallide lobbies finanziarie pronte alle più basse speculazioni ai danni dei Paesi deboli e delle cricche affaristiche insensibili ai problemi delle popolazioni non ha futuro ed è destinata a soccombere di fronte agli assalti delle formazioni populiste in crescita in tutto il continente. 
È indispensabile tornare alle origini. All’ideale di Europa di De Gasperi, Adenauer e Schuman, ai sogni sovranazionali di Altiero Spinelli e di  Ernesto Rossi, a Jean Monnet, alla costruzione di una Europa basata sui valori, all’Europa faro di civiltà nel mondo.
Il problema dei migranti, che è, certamente, un problema di dimensioni continentali, è il banco di prova per misurare la capacità della classe dirigente dell’Unione di superare il grigiore di una gestione anonima e di infondere nuovo slancio all’azione politica per un rafforzamento delle Istituzioni comunitarie.