L’AQUILA: LA DISTORSIONE DELLA REALTÀ SUL TERREMOTO

Terremoto_Abruzzo_2009

Anche l’esito del processo celebratosi a L’Aquila, quello contro i membri della Commissione Grandi Rischi a proposito del terremoto in Abruzzo del 2009, è finito, come spesso accade, in quel meccanismo di distorsione / manipolazione della realtà, in cui spesso inciampano i mezzi di comunicazione e di informazione.
La sentenza emessa dal giudice parla chiaro: sei anni di reclusione per i componenti della Commissione Grandi Rischi, in carica nel 2009, riconosciuti colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. E in più, interdizione perpetua dai Pubblici Uffici.
Il perché di questa sentenza è da ricercare nel fatto che gli scienziati della Commissione stessa, impegnati in quel periodo in territorio aquilano, proprio per una valutazione dei probabili rischi legati allo sciame sismico che stava interessando l’Abruzzo, quella fatidica notte del 6 aprile 2009 tranquillizzarono la popolazione abruzzese, prendendosi addirittura la briga di assicurare ed escludere che vi sarebbe stato un terremoto. Non si capisce ancora per quale motivo, ma la situazione viene presentata da buona parte dai mass media in maniera poco corrispondente alla realtà.
In molti, infatti, e di questo sono complici anche i maggiori social network come Facebook, “gridano” ai quattro venti che gli scienziati della Commissione sono stati condannati ingiustamente per “non aver previsto il terremoto”. 

Non c’è cosa più assurda. Può sembrare un gioco di parole, ma fa la differenza. A far scattare la condanna non è stata la mancata previsione del terremoto, ma  la quasi sicura previsione che il terremoto non ci sarebbe stato. Lo sanno tutti: non si può prevedere un terremoto, allo stesso modo in cui non si può prevedere che non ci sarà un terremoto. In altre parole, il fatto che gli scienziati, forse anche prendendo la situazione sotto gamba, abbiano assicurato una cosa che non potevano assicurare, quasi invitando la popolazione a stare tranquilla e a fare rientro a casa, non può restare impunito.
Di conseguenza, la tesi dei “condannati (quasi martiri) del non aver saputo prevedere il terremoto” non tiene.  Una tale affermazione può dipendere solo da una esposizione poco veritiera dei fatti e quindi da un generale fraintendimento.