JOSEFA IDEM, UN ESEMPIO PER TUTTI GLI ITALIANI

Josefa Idem

Le Olimpiadi di Londra non porteranno all’Italia una messe di medaglie da record. In passato ci sono state edizioni molto più generose sia per il numero delle vittorie che per la qualità dei successi.
Ma, i Giochi di Londra hanno il merito di avere dato visibilità a personaggi di grande spessore non solo sul piano sportivo, ma anche sul piano etico e sociale, che possono essere di esempio per i cittadini.
Valga per tutti Josefa Idem che, a quarantotto anni, ha partecipato alla sua ottava Olimpiade e si è battuta senza risparmio fino all’ultimo metro per una medaglia di bronzo che ha perduto per soli tre decimi di secondo.
Un risultato che vale molto di più di una banale medaglia d’oro. Un risultato raggiunto con anni di duro impegno, di lavoro diuturno, di voglia di lottare e di mettersi in gioco, anche dopo avere raggiunto traguardi che le avrebbero potuto permettere di lasciare l’agonismo attivo senza alcun rimpianto.
Un impegno in uno sport nel quale non sono previsti ritorni di carattere economico, né diretti, né indiretti.

Josefa  si è dedicata con tutta la sua grinta, con il suo spirito di sacrificio a una disciplina, nella quale il successo comporta solo qualche titolo sui giornali e la consapevolezza di avere fatto fino in fondo il proprio dovere.
Se tutti gli italiani ponessero la stessa tenacia nel proprio lavoro e nei propri impegni civili e sociali l’Italia sarebbe un paese molto più vivibile e molto più all’altezza dei problemi con cui deve confrontarsi giorno dopo giorno.
Un’Italia a immagine e somiglianza di Josefa Idem sarebbe l’Italia del sacrificio, del lavoro, della responsabilità, della serietà. Un ‘Italia pronta a lottare senza arrendersi di fronte alle difficoltà, vincente sul piano morale prima ancora che sul piano economico e sociale. 
Purtroppo, c’è anche un’altra Italia. È quella che ha aggredito Josefa Idem con insulti e violenze verbali. È quella che preferisce un comico a un’atleta generosa,  disinteressata e intelligente.
L’Italia del futile, che confonde un attore sul viale del tramonto con un leader politico, che preferisce gli slogan ai programmi, che elegge la propria classe dirigente con maggiore sufficienza di quella che metterebbe nella scelta di un amministratore di condominio, pronta a lamentarsi dei propri governanti, ma incapace di fare scelte oculate per selezionare amministratori autorevoli e disinteressati.
Dipenderà anche da quale di queste due Italie avrà la prevalenza il futuro del nostro Paese.