JOHN ELKANN E LO SPIRITO OLIMPICO

John_elkann

John Elkann ha perduto una buona occasione per tacere. Ha voluto dare sostegno al cugino, Andrea Agnelli, famoso per la perseveranza con cui contesta i verdetti della giustizia sportiva che, peraltro, si basano su prove raccolte dalla giustizia ordinaria e alla squadra di famiglia, ma si è esibito in due gaffe degne di miglior causa.
Ha polemizzato con il Napoli che, a Pechino, non ha partecipato alla premiazione della Supercoppa per gli “errori arbitrali” che hanno falsato la gara e ha richiamato lo spirito olimpico che ha ispirato anche gli atleti sconfitti ingiustamente, citando in particolare il pugile Cammarelle, derubato di una medaglia d’oro da un arbitraggio casalingo.
Ma la comparazione si è trasformata in un autogol.
In primo luogo, è difficile parlare di spirito olimpico quando ancora si inseguono gli scudetti di calciopoli  giustamente sottratti alla Juve dalla giustizia sportiva.

In secondo luogo, accostare il Napoli a Cammarelle significa  riconoscere che i partenopei avevano vinto e che un arbitraggio  non corretto li ha defraudati della vittoria, come è successo al  nostro pugile alle Olimpiadi.
Con l’aggravante che la giuria che ha scippato il titolo al pugile italiano non ha fatto un errore ma sapeva bene quello che stava facendo.
In linea con lo spirito olimpico, a questo punto, avrebbe fatto bene ad ammettere che il Napoli è stato il vincitore morale a Pechino. Il che, ovviamente, non avrebbe tolto la Supercoppa alla Juve, ma avrebbe fatto vincere qualche punto in termini di lealtà sportiva, di correttezza e di simpatia anche al Presidente della Fiat.
La gaffe più grave, però, è la battuta contro Zeman. “la cosa più interessante è che Carrera in una sola partita ha vinto più di Zeman in tutta la carriera”.
Zeman è un uomo di una dirittura senza confronto in un ambiente che, come mostrano le ultime vicende, non brilla per etica. Merita il rispetto e l’ammirazione di tutti, al di là dei risultati, perché è dall’esempio di uomini come Zeman che può prendere avvio una nuova stagione di sport pulito e di rigore morale.
Evidentemente, lo spirito Juve non è lo spirito olimpico ma è lo spirito della vittoria a tutti i costi. Se l’unica cosa che conta è vincere è facile scivolare negli errori del passato. D’altronde, le dure polemiche di Andrea Agnelli dimostrano che a Villar Perosa non ci sia consapevolezza delle responsabilità dei propri tesserati. Anzi, a quanto pare, la convinzione è che le colpe sarebbero, sia nello scandalo dei primi anni 2000 che nel calcio scommesse di questi giorni, di chi ha scoperto i fatti e non di chi li ha commessi.      
Il che significa che l’esperienza non è servita  a niente.
In realtà, la Juve è quanto di più lontano dallo spirito olimpico si possa immaginare. A Elkann, Agnelli e soci interessa solo vincere, senza andare troppo per il sottile, in perfetta antitesi con lo spirito decoubertiano.
Lasciando da parte il fondatore delle Olimpiadi moderne, siamo ben lontani anche dallo spirito e dallo stile dei vecchi Agnelli, Gianni e Umberto, che, mai, si sarebbero lasciati andare alle dichiarazioni e polemiche di questi giorni.