IN SENATO LA MAGGIORANZA PERDE PEZZI. LA RIFORMA COSTITUZIONALE A RISCHIO

pier luigi bersani

Grandi movimenti in Senato. Dopo le regionali che hanno modificato gli equilibri politici e che hanno incrinato il mito della imbattibilità di Renzi, cominciano le manovre di riposizionamento dei componenti della Camera Alta.
I fittiani costituiscono un loro gruppo, un gruppo che ha scelto come denominazione un ossimoro “Conservatori – Riformisti italiani”.
I Popolari per l’Italia, invece, passano all’opposizione, due su tre, in quanto la terza, sottosegretaria all’ Istruzione, rimane in maggioranza.
I fedelissimi del premier dicono che non ci sono preoccupazioni, che non cambia nulla in quanto i due votavano già contro il governo. 
In realtà, il pericolo c’è. Già il fatto che i giornali abbiano dedicato titoli a nove colonne al passaggio di campo dovrebbe suscitare qualche preoccupazione. L’impatto sull’opinione pubblica, aggiunto alla battuta d’arresto del voto di domenica scorsa, è suscettibile di conseguenze non prevedibili.
Ma la cosa che potrebbe suscitare maggiori apprensioni è l’ipotesi di un effetto valanga.  Molti senatori sono incerti sul futuro. Il governo ha una maggioranza risicata. E, se nelle prossime settimane qualche altro inquilino di palazzo Madama scontento dovesse schierarsi contro l’Esecutivo, la già striminzita maggioranza  sarebbe a rischio. 
Peraltro, all’orizzonte c’è la riforma del Senato, legge costituzionale per la quale in seconda lettura servono 161 voti, la maggioranza assoluta dei componenti l’assemblea. È sufficiente che qualcuno si assenti, si ammali o vada in bagno al momento del voto e la riforma non passerà. Il che significherebbe far saltare anche l’Italicum che è programmato per un Parlamento monocamerale.
Bersani e gli esponenti delle aree non renziane del partito chiedono all’Esecutivo un cambio di rotta.
Sono solo ipotesi, ovviamente. Potrebbe, anche, essere che non ci saranno ulteriori scossoni in Senato e che la minoranza dem non riterrà opportuno ripetere su scala nazionale l’esperienza di Genova e seguire Pippo Civati sul fronte della scissione.
Il futuro è incerto, ma le carte sono nelle mani del Presidente del Consiglio. Se le giocherà bene dovrebbe superare agevolmente i problemi del momento e proseguire senza scossoni e senza sorprese nel cammino intrapreso.