IN POLONIA NUOVA SCONFITTA PER I PARTITI EUROPEISTI. URGE UNA SVOLTA A BRUXELLES

Sede Unione Europea

Le elezioni in Polonia hanno destato grande scalpore in tutta Europa. La tornata elettorale, infatti, ha riportato al governo, con una ampia maggioranza che gli permette di governare da solo, il partito Diritto e Giustizia, espressione della destra nazionalista ed antieuropeista. Si tratta di una forza politica che ha sempre impostato il proprio programma sulla contrapposizione con Bruxelles e con tutto ciò che viene, a torto o a ragione, considerato esterno alla realtà polacca. È possibile quindi aspettarsi in un prossimo futuro un ulteriore irrigidimento della posizione di Varsavia in relazione alla ricollocazione dei migranti, materia su cui l’Unione Europea si gioca ormai la sua stessa credibilità.
Al di là delle previsioni, comunque, il risultato polacco è indice di un malessere verso la UE che ormai si manifesta ad ogni elezione. L’Europa, infatti, viene vista non più come elemento di sviluppo per i popoli e le Nazioni europee, cosa che tra l’altro ha portato i Paesi dell’Est ad aderirvi, ma come fattore di blocco e causa di povertà. In particolare, le politiche di bilancio eccessivamente restrittive ed il mancato impulso alla crescita, frutto di una visione distorta dell’economia, hanno progressivamente portato i popoli europei a respingere tutto ciò che proviene da Bruxelles e a favorire le forze politiche che si presentano come antieuropeiste. Al giorno d’oggi, essere favorevoli alla integrazione europea è per un partito politico estremamente difficile, in quanto apre il fianco agli attacchi di chi orienta il proprio programma sulla contrapposizione con Bruxelles. Ciò favorisce forze come Diritto e Giustizia in Polonia o come la Lega Nord in Italia, che si lanciano in roboanti dichiarazioni contro le politiche comunitarie, arrivando fino a chiedere l’uscita dall’euro e dall’Unione, senza pensare che la medicina è sicuramente peggiore della malattia. In generale, quindi, se si vuole essere a favore dell’integrazione europea si deve cambiare l’orientamento delle politiche comunitarie, ponendo maggiormente l’accento sulla crescita e sul benessere della popolazione europea. È ciò che i leaders dei Paesi mediterranei, Matteo Renzi in testa, chiedono ormai da tempo. È ciò che la Banca Centrale Europea di Mario Draghi sta cercando di realizzare attraverso il quantitative easing, superando l’opposizione degli Stati nordici. Tutto questo però non basta. Bisogna che siano tutte le istituzioni europee a rendersi conto della necessità di cambiare verso, al fine di consentire all’Unione di recuperare la propria credibilità