IMU, IL PDL CONTRO SACCOMANNI E CONTRO LE LEGGI DELL’ECONOMIA

Fabrizio Saccomanni

Il percorso del governo è sempre più accidentato. Dopo la pretesa, avanzata peraltro con toni ricattatori, di un salvacondotto per Berlusconi, la guerriglia ricomincia sui temi economici.
Il problema del giorno è l’IMU prima casa.
Il merito della questione è abbastanza complesso, in quanto l’abolizione completa della tassa costerebbe quattro miliardi di euro, una cifra molto elevata, considerate le ristrettezze della finanza pubblica e i problemi prioritari che attendono di essere risolti, dalla necessità di agganciare la prossima ripresa UE al  rilancio dell’occupazione, dal sostegno alle piccole e medie imprese a uno sbocco accettabile per gli esodati.
Il problema più grave, però, non è il merito perché, sostanzialmente, tutti condividono la tesi che l’IMU, in quanto tassa sulla proprietà, che prescinde dal reddito è particolarmente odiosa.
Ma è altrettanto, e forse più odiosa, l’IRAP che è una tassa sull’occupazione. E la stessa IMU è una imposta complessa da affrontare in tutte le sue sfaccettature. Abolire l’IMU prima casa che raggiunge importi non elevatissimi e non intervenire sulle seconde case dove si registrano aliquote da rivolta fiscale o sull’IMU aziende che incide negativamente sulla produzione è una scelta sbagliata sia sul piano dell’equità, sia sul piano delle ricadute sul sistema produttivo.
Date queste premesse e considerato il gradimento degli elettori per un intervento su questa materia, trovare un’intesa che incontri un consenso generale sarebbe una cosa abbastanza facile.

Se, invece, anche l’IMU diventa un terreno di scontro è perché il PDL ha un approccio elettoralistico sul tema che impedisce qualunque dialogo e che, probabilmente, è finalizzato a cercare un pretesto per mandare a casa il governo senza ammettere che la motivazione vera è la mancata concessione del salvacondotto a Berlusconi.
Consideriamo gli sviluppi di oggi. Saccomanni, un ministro estraneo alle beghe politiche, una vita in Banca d’Italia al servizio dello Stato, ha presentato uno studio di 105 pagine cui hanno lavorato le strutture tecniche del ministero che avanza nove ipotesi di riforma, sconsiglia l’abrogazione totale e suggerisce di adottare la decisione finale tenendo conto delle risultanze degli approfondimenti effettuati.
La risposta del PDL è stata di assoluto disinteresse per le evidenze di carattere tecnico.
All’unisono, Schifani, Brunetta, Gasparri e Capezzone, hanno replicato che la decisione é politica  e che le valutazioni di ordine tecnico non meritano alcuna considerazione.
Quindi, il problema non è l’IMU  e le sue ricadute sull’economia, né una gestione efficiente  delle risorse dello Stato, bensì il rapporto del partito con il proprio elettorato.
In conclusione, dopo avere manifestato il proprio rigetto viscerale per la legalità, il PDL ha deciso di muovere guerra anche contro le leggi dell’economia.
È evidente che con questi metodi, in un periodo di enormi difficoltà, non si può governare l’Italia e si mettono a rischio anche quelle timide possibilità di ripresa che si affacciano all’orizzonte.