IL TESTAMENTO POLITICO DI NAPOLITANO. GOVERNO E SUCCESSORE FACCIANO TESORO DELLE INDICAZIONI DI UN GRANDE PRESIDENTE

Nello Formisano
L’ultimo messaggio di Capodanno del Presidente Napolitano è stato ancora una volta un discorso di alto profilo che ha interpretato in modo esemplare le istanze e i sentimenti più profondi del popolo italiano.
Il Capo dello Stato ha preannunciato che, a breve, formalizzerà le proprie dimissioni. Ennesimo gesto di responsabilità che, nel contempo, è un esempio per un Paese nel quale “dimissioni” è una parola pressoché sconosciuta.
Napolitano è stato ed è tuttora un grande Presidente. Nonostante il peso degli anni continua ad adempiere alle proprie funzioni con autorevolezza e senso delle istituzioni e avrebbe potuto rimanere in carica senza problemi fino alla fine del mandato.
Ha deciso di abbandonare, come lui stesso ha detto, per il timore che l’avanzare dell’età potesse renderlo inadeguato all’alta funzione che ricopre.
Un semplice timore che è stato sufficiente a indurlo alle dimissioni. Se sulla falsariga della sua decisione, il dubbio di non essere in futuro idonei al proprio ruolo dovesse valere come metro di giudizio per rinunciare all’incarico si aprirebbero vuoti paurosi nelle Istituzioni sia a livello politico che a livello tecnico e burocratico.
Ci sono nelle posizioni di vertice della politica, della Pubblica amministrazione e della imprenditoria privata moltitudini di personaggi per i quali non c’è il dubbio, ma c’è la certezza, che sono inidonei al ruolo, i quali, tuttavia, rimangono abbarbicati alla poltrona senza alcuna speranza che possano migliorare in efficienza e in efficacia.
La inadeguatezza della classe dirigente è uno dei problemi più gravi dell’Italia. 
Una rottamazione su larga scala a livello istituzionale, legata non all’età ma alle capacità e ai risultati, sarebbe una delle leve fondamentali per rimettere sul sentiero dello sviluppo il nostro Paese.
Ma abbiamo motivo di ritenere che l’esempio di Napolitano non avrà alcun seguito.
Il Presidente ha lasciato anche una sorta di testamento politico al suo successore, illustrando, ancora una volta, con chiarezza esemplare, i temi più importanti sul tappeto.
Riforme, lotta alla corruzione, dramma della disoccupazione giovanile, criminalità organizzata e economia criminale. Una analisi di alto profilo in cui, evidentemente la lotta alla corruzione, alla disoccupazione giovanile e alla economia criminale sono le finalità mentre le riforme sono lo strumento.
Quindi, non riforme fini a se stesse ma inserite in una scala di priorità che veda al primo posto i problemi reali dei cittadini.
Un promemoria non solo per il futuro Capo dello Stato ma anche per il governo.
Comprendiamo che la governabilità del Paese è un problema che merita grande attenzione.
Ma, concentrare l’agenda legislativa su temi politicisti quali la legge elettorale o la riforma del bicameralismo perfetto è un errore. 
Gli italiani aspettano risultati concreti su altre materie che impattano molto di più sulla vita di ogni giorno, con riferimento, in particolare, allo sviluppo economico e alla disoccupazione.
Il jobs act non produrrà effetti significativi sulla economia reale. Invece, misure funzionali alla crescita e alla riduzione della disoccupazione sono state approvate nella legge di stabilità. Ma non sono misure sufficienti. La situazione economica è molto grave. Provvedimenti isolati non appaiono idonei a invertire la congiuntura e a dare nuovo impulso ai settori produttivi.
È necessario che tutta la politica economica sia orientata alla crescita e alla occupazione, che si torni a una politica industriale efficace, che si dia sostegno alle piccole e medie imprese,  che si promuova il “made in Italy” con leggi rigorose e con iniziative commerciali adeguate, che si rilanci l’export, che si reimposti un sistema di sostegno ai settori industriali a più alto tasso di occupazione, che si punti, di nuovo, sulle regioni del Mezzogiorno che hanno potenzialità di sviluppo più elevate rispetto al Nord.
Napolitano, dal Quirinale ha lanciato alcune parole d’ordine che, ci auguriamo, siano recepite dal suo successore. Non poteva andare oltre. Spetta a chi è alla guida dell’Esecutivo trasformarle in un programma di governo.
Ė l’unico modo per sconfiggere la congiuntura avversa e ridare un futuro alla nostra economia e alle giovani generazioni. È, anche, l’unica strada per frenare i venti dell’antipolitica e consolidare i consensi del governo che sono ampi ma effimeri e potrebbero, se non supportati da risultati concreti, crollare, in presenza di delusioni e disillusioni sul fronte dell’economia e dell’occupazione.