IL PRESIDENTE NAPOLITANO: NO A ELEZIONI, PRENDERE ATTO DELLA SENTENZA, LA GRAZIA SARÀ VALUTATA, SE RICHIESTA, SOLO PER LA PENA PRINCIPALE

Nello Formisano
La dichiarazione del Capo dello Stato sulla vicenda Berlusconi tenta di mettere un argine al clima di agitazione e di parossismo che ha contrassegnato i giorni susseguenti alla sentenza della Corte di Cassazione.
Dal momento che sono già cominciate le interpretazioni “ad personam” credo sia utile una lettura asettica del messaggio che evidenzi i passi più importanti e le indicazioni più significative.
Il Presidente ricorda ancora una volta che il problema essenziale con cui il governo e i partiti devono misurarsi è il rilancio dell’economia e dell’occupazione anche per cogliere le possibilità di ripresa delineatesi a livello internazionale e europeo, nonché le riforme istituzionali e la modifica della legge elettorale.
Alla luce di tale premessa, bolla come arbitrarie e impraticabili le ipotesi di scioglimento delle Camere in contrapposizione alla sentenza di condanna di Berlusconi.
Richiama il dovere di prendere atto di una sentenza definitiva e di riconoscere la funzione essenziale di controllo della legalità che spetta alla magistratura e denuncia come inaccettabili “ventilate forme di ritorsione ai danni del funzionamento delle istituzioni democratiche”.
Ricorda che la grazia deve essere richiesta secondo le modalità fissate dal Codice di Procedura Penale e che il potere di concederla non può prescindere da specifiche norme di legge, né dalla giurisprudenza, dalle consuetudini costituzionali e dalle prassi seguite in precedenza.
Quindi, nessuna eccezione per il caso Berlusconi che, tra l’altro, ricorda il Capo dello Stato,  non è il primo ex premier condannato a pena detentiva (il riferimento alla condanna di Craxi che, peraltro, non ottenne mai un provvedimento di clemenza, non poteva essere più esplicito).
Ovviamente, il Presidente non si pronuncia su una eventuale richiesta di grazia o di commutazione della pena, dato che non è stata ancora presentata alcuna domanda e non è stata effettuata alcuna istruttoria.
Ma pone paletti ben precisi che Berlusconi e il PDL farebbero bene a tenere presenti.
Non va messa in dubbio la sostanza e la legittimità della sentenza passata in giudicato.
Deve sussistere un clima di comune consapevolezza degli imperativi della giustizia e delle esigenze complessive del Paese.
Va salvaguardata una prospettiva di serenità e di coesione per poter affrontare i problemi di fondo dello Stato e della società, compresi quelli di riforma della giustizia.
Sarà importante ogni gesto di rispetto dei doveri da osservare in uno Stato di diritto
Sono indicazioni ferme e severe che, in astratto, riguardano tutte le forze politiche, ma nello specifico, sono sicuramente rivolte al PDL e a Berlusconi, in quanto il percorso suggerito è agli antipodi rispetto a quello che hanno intrapreso dopo la sentenza.
Sulla valutazione di una eventuale domanda di grazia nel messaggio non c’è alcuna anticipazione. Sarebbe arbitrario attribuire un significato  a tale silenzio.
L’unico punto fermo è che un eventuale atto di clemenza individuale andrebbe a incidere “sull’esecuzione della pena principale.”.
Il che significa, senza alcuna possibilità di fraintendimento, che le pene accessorie e, in particolare, l’interdizione dai pubblici uffici sarebbero fuori dal perimetro di un eventuale provvedimento presidenziale.