Il MEZZOGIORNO, UN PROBLEMA DRAMMATICO CHE IL GOVERNO DEVE AFFRONTARE CON URGENZA

Matteo Renzi
La SVIMEZ, Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, benemerita Associazione culturale di cui è Presidente Adriano Giannola, ci dà una base scientifica per quantificare un fenomeno che era già  visibile intuitivamente. 
La spesa dello Stato è fortemente sperequata in favore del Centro Nord.
La SVIMEZ ha seguito due modelli, uno di Luca Antonini, uno dei massimi esperti di federalismo fiscale, e uno di Piero Giarda, ex Ministro del governo Monti, attualmente presidente della Banca Popolare di Milano, due studiosi che non possono, certamente, essere accusati di inclinazioni “sudiste”. Ebbene, entrambi giungono alla conclusione che, calcolata la spesa standard per assicurare un livello di servizi pubblici eguale in tutte le zone dell’Italia, si registra un surplus di trasferimenti in favore del Centro-Nord, mentre nel Mezzogiorno si evidenziano cifre al di sotto degli standard minimi.
In particolare, secondo Antonini, nel Centro Nord lo Stato assicura risorse per sostenere i servizi pubblici più elevate del 25 per cento rispetto ai costi standard, mentre nel Mezzogiorno tali risorse sono pari al 54 per cento di quanto dovuto. In cifre assolute, al Centro-Nord sono destinati  631 euro pro-capite, mentre al Sud giungono solo  431 euro, pari al 68 per cento dell’importo trasferito alle aree più sviluppate del Paese.
Ancora più catastrofici sono i dati di Giarda, secondo il quale al Centro Nord vengono erogate risorse maggiorate del 2,78 per cento rispetto al dovuto mentre nel Mezzogiorno gli importi sono lo 0,53 per cento del livello standard che dovrebbe essere garantito. In valori assoluti, ai cittadini del Centro Nord vengono assicurate risorse per finanziare i servizi pubblici pari a 857 euro, mentre nel Mezzogiorno sono disponibili solo 560 euro. Se si escludono le risorse già presenti sul territorio, lo Stato dovrebbe trasferire alle aree del Centro Nord 73 euro pro-capite e, invece, ne trasferisce 203, mentre nel Mezzogiorno, dove dovrebbe assicurare 354 euro ne eroga solo 187.
Queste cifre dimostrano in modo incontestabile che non solo non esiste alcuna politica di riequilibrio in favore del Mezzogiorno ma c’è un trend che accentua  il divario privilegiando le aree forti del paese a danno delle regioni meridionali.
È una politica molto pericolosa in quanto al Sud c’è una situazione gravissima, con larghe fasce della popolazione al di sotto del livello di povertà e con indici di disoccupazione che non sono più sostenibili e non sono degni di un Paese civile.
Peraltro, questa linea danneggia anche il Nord, come è dimostrato dal fatto che da quando, con lo sciagurato Accordo Pagliarini Van Miert, ai tempi del primo governo Berlusconi, sono stati cancellati gli incentivi per il Sud, si è fermato lo sviluppo di tutta l’economia italiana.
Purtroppo, anche l’attuale governo è fermo agli annunci. Renzi ha fatto dichiarazioni dalle quali appare evidente che si è reso conto del problema. 
Però, finora, non c’è nessuna iniziativa concreta. E la situazione diventa sempre più difficile. 
Perfino, il ministro tedesco dell’Economia Wolfgang Scheauble, che non è certamente un nostalgico dei Borbone, ha accusato la classe dirigente italiana di non avere fatto nulla per il Mezzogiorno e, quindi, di non avere alcun diritto di accusare la Germania di non essere attenta ai problemi dei paesi dell’area mediterranea.
Una volta tanto, Scheauble aveva ragione.  La Germania ha tratto le regioni dell’Est fuori dal sottosviluppo in soli dieci anni, dando vita a un paese omogeneo e solido.  Per questo oggi è l’economia più forte della UE. A differenza dell’Italia che, invece, ha trasformato la debolezza del Mezzogiorno in un handicap permanente per l’intera economia nazionale.
È su problemi come questo che si misureranno le capacità di Renzi  e del governo di affrontare i nodi strutturali che tengono da anni bloccata l’Italia.