IL M5S METTE ALLA PORTA LA SENATRICE FUCKSIA. AVEVA VOTATO CONTRO LE DIRETTIVE DI GRILLO E AVEVA DIFESO IL MINISTRO BOSCHI

Movimento 5 stelle.

È tempo di epurazioni nel Movimento cinque Stelle, dietro le quali si nascondono sempre più crescenti incrinature tra i parlamentari pentastellati e il duo Grillo-Casaleggio. Ad essere messa alla porta questa volta è la senatrice marchigiana Serenella Fucksia: a volere la sua espulsione, decretata ancora una volta con l’ormai logoro metodo della votazione sul blog, sarebbe stato il 92,6 per cento dei militanti grillini. Un risultato sicuramente schiacciante, che va però preso con cautela: va ricordato, infatti, che le numerose votazioni on line targate M5s non sono verificabili in nessun modo e lo svolgimento delle stesse, come anche i risultati finali, sono affidati solo a Casaleggio.  
L’accusa mossa dal comico genovese alla senatrice Fucksia è quella di non aver restituito per diversi mesi parte del suo stipendio da parlamentare. Una colpa, a detta della diretta interessata, ridicola e infondata. In effetti visti i precedenti casi di espulsione, viene lecito pensare che dietro l’allontanamento della Fucksia dal Movimento vi siano ben altre motivazioni: aver pensato ed agito in autonomia, diversamente da quanto stabilito, e forse imposto, da Grillo e Casaleggio al Movimento. 
La senatrice Fucksia, infatti, è stata tra quelli che  non hanno votato la sfiducia al ministro Boschi presentata proprio dal Movimento 5 Stelle. In più ha applaudito e giudicato corretto l’intervento dello stesso ministro per i Rapporti col Parlamento, contrariamente a quanto sostenuto dai suoi colleghi pentastellati. In molte occasioni, inoltre, aveva difeso altri colleghi espulsi dal Movimento.  La reale motivazione, dunque, sarebbe quella di essere andata contro il volere di Grillo e Casaleggio. Sempre a favore della tanto decantata “democrazia a 5 stelle e dal basso”. Ma soprattutto a far riflettere è questo ennesimo scontro nel Movimento: simbolo di rancori interni e forse di una divisione sempre più marcata tra i vertici  e i parlamentari eletti.