IL GOVERNO DIA RISPOSTE SULL’ECONOMIA E SULL’OCCUPAZIONE. SETTEMBRE ULTIMA SCADENZA PER MISURE CONCRETE E INCISIVE.

Nello Formisano

Ancora una volta il Presidente della Repubblica ha interpretato nel migliore dei modi il sentire più profondo degli Italiani e il bene del Paese.
Il Capo dello Stato ha ricordato, con parole, come sempre, chiarissime, che “è indispensabile, nell’interesse generale, proseguire nella realizzazione degli impegni del governo Letta sul piano della politica economica, finanziaria, sociale, dell’iniziativa europea e, insieme, del ‘cronoprogramma’ di diciotto mesi per le riforme istituzionali”.
Con queste parole il Presidente Napolitano ha ricordato a tutti la delicatezza della situazione economica e le sfide difficili che attendono l’Esecutivo.
E ha ricordato che i punti fondamentali sui quali il governo è chiamato ad operare sono la politica economica, la situazione finanziaria e la politica sociale.
Il Presidente ha ben presente la gravità della espulsione di una donna e di una bambina che avevano l’unica colpa di essere la moglie e la figlia di un noto dissidente e non ha affatto assolto i responsabili del fatto.

Ma ha fermato una strumentalizzazione che andava al di là dell’episodio e che voleva  utilizzare la sfiducia ad Alfano come pretesto per provocare le dimissioni dell’intero governo.
Certo, Alfano, anche se non informato della vicenda, è, comunque, responsabile, in quanto un ministro non può trincerarsi dietro le inefficienze, gli errori o le ambiguità dei suoi diretti collaboratori. E, peraltro, una volta scoperto il caso, la reazione è stata debole e incerta fino al momento in cui il Presidente del Consiglio ha avocato a sé la gestione, giungendo in tre giorni alla revoca del provvedimento di espulsione. Revoca che è solo un primo passo, in quanto è doveroso sul piano morale e su quello politico che il governo avvii le azioni più opportune per il rientro in Italia delle due donne. Obiettivo più che legittimo, considerato che gli “errori” dei funzionari dell’Interno sono stati provocati dalle informazioni distorte ad essi fornite dall’ambasciata e dalla indebita pressione dei diplomatici del Kazakistan.
Le critiche politiche ad Alfano sono, tutte, giustificate. E il minimo, in condizioni normali, sarebbe stata la rinuncia all’incarico, come si è verificato in passato per altri famosi episodi che, a volte, non sfioravano nemmeno la struttura di diretta collaborazione del ministro. 
Anche perché avere tre incarichi e non riuscire a gestirli con la necessaria autorevolezza è, chiaramente, un fattore di debolezza sia per Alfano che per la compagine ministeriale di cui Alfano è componente.
Però, come ha ricordato il Presidente, quella attuale non è una fase di normalità e non vanno mai perduti di vista gli obiettivi prioritari per i quali il governo è stato costituito.
La situazione economica rimane grave, anche se qualche spiraglio di inversione di tendenza si comincia a vedere all’orizzonte. Ma per agganciare la ripresa è necessario un governo stabile, autorevole, con una solida base parlamentare, che porti avanti  un programma economico di ampio respiro, con una vera politica industriale e con iniziative concrete in favore delle piccole e medie imprese, del Mezzogiorno, dei giovani, dei disoccupati, della ricerca, che rivitalizzi i settori trainanti, quelli chiamati a competere sui mercati internazionali e quelli ad alta intensità di lavoro. E che sappia ricercare le risorse aggiuntive che dovrebbero essere il carburante della ripresa riducendo l’area dell’evasione che ha raggiunto l’astronomica cifra di centoottanta miliardi e nella lotta contro la corruzione che, secondo la Corte dei Conti, drena ogni anno centoventi miliardi e cedendo, magari, il patrimonio immobiliare, senza vendere le aziende strategiche che sono rimaste allo Stato dopo le privatizzazioni degli anni ’90.
A settembre sono attesi i provvedimenti per il rilancio dell’economia e in favore dell’occupazione, primi fra tutti quelli sul “patto generazionale” che avrebbero l’effetto di rendere più robusta l’esile ripresa prevista per fine anno che, da sola, non porterebbe alcun vantaggio in termini di lavoro e modestissimi ritorni sul piano della economia reale.
È su quei provvedimenti – ai quali dovrà seguire una azione costante e coerente orientata allo sviluppo – che dovrà misurarsi il governo e su quelli il Parlamento e gli italiani dovranno valutare la capacità di Letta e dei suoi ministri di affrontare i problemi del Paese.
Se saprà dare una prospettiva all’economia e una speranza a milioni di italiani, colpiti dalla disoccupazione e dalla crisi, il governo andrà anche oltre i diciotto mesi che Enrico Letta aveva indicato come orizzonte temporale al momento della fiducia.
In caso contrario, si apriranno scenari, al momento imprevedibili, sui quali il Parlamento e i partiti saranno chiamati a dare risposte adeguate alla gravità della situazione.