IL CONSIGLIO DI SICUREZZA APPROVA L’ACCORDO FRA LE FAZIONI LIBICHE. UNA RESPONSABILITÀ E UN’OPPORTUNITÀ PER L’ITALIA.

Fayez al Sarraj premier designato Libia

Con la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che ha approvato l’accordo firmato il 17 dicembre a Skhirat, la vicenda della Libia entra in una nuova fase. L’accordo tra i due governi, quello di Tripoli e quello internazionalmente riconosciuto con sede a Tobruk, potrebbe finalmente segnare una svolta nella crisi che da ormai cinque anni attanaglia il Paese. In particolare, è prevista la formazione entro quaranta giorni di un Esecutivo di unità nazionale, con il compito di gestire la transizione verso le nuove elezioni e di riportare l’ordine nel Paese. Il vero banco di prova per la nuova Libia è costituito dalla capacità di sottomettere i signori della guerra, soprattutto i membri del sedicente stato islamico che si sono installati a Sirte. È chiaro che difficilmente i libici potranno portare a termine da soli un simile compito, ma necessiteranno del supporto della comunità internazionale. 
La nuova fase nasce sotto i migliori auspici in quanto l’approvazione del Consiglio di Sicurezza è avvenuta alla unanimità. Il che non sarebbe avvenuto senza il consenso, almeno implicito, anche dell’Egitto e dei principali Stati arabi.
Se ne deve dedurre che le fazioni che, eventualmente, dovessero frapporre ostacoli non troveranno alcuna sponda al di là delle frontiere del Paese.
Il che non significa che il percorso sia facile. Il nuovo governo è ancora da costruire e servirà molta  diplomazia per coinvolgere il maggior numero possibile di tribù, milizie e partiti. Le forze della coalizione internazionale che, probabilmente, sarà chiamata ad appoggiare l’azione del nuovo Esecutivo dovranno unire alla forza militare per eliminare l’Isis e gli altri gruppi ribelli, la sensibilità politica per farsi accettare dalle popolazioni locali. La guida della spedizione dovrebbe essere affidata all’Italia sia per il rapporto speciale che il nostro Paese ha con la sua ex colonia, sia per la capacità dei nostri soldati, testata in tutti i teatri di operazioni, di interagire in modo positivo con le realtà territoriali. Una grande responsabilità ma anche una grande opportunità che potrà rafforzare il nostro ruolo nel Paese. La sicurezza della Libia è fondamentale per la sicurezza dell’Italia, e le interrelazioni con l’economia libica potrebbero essere un fattore significativo per imprimere una svolta alla crescita del nostro sistema produttivo. È per questo che la questione sarà uno dei punti focali della politica estera italiana dei prossimi anni. Il processo che si va ad affrontare non è limitato agli aspetti di carattere militare ma è molto più ampio. Si tratta non solo di riportare la sicurezza sulla sponda sud del Mediterraneo ma di ricostruire la Libia sia politicamente che economicamente, in modo da creare un Paese finalmente stabile che costituisca un argine contro il terrorismo islamico e un baluardo nei confronti della immigrazione clandestina.