IL CENTROSINISTRA APRA AL DIALOGO CON I MODERATI RIFORMATORI. IL RUOLO DEL CENTRO DEMOCRATICO

Nello Formisano
Come avevamo previsto, la decadenza, ormai imminente, di Berlusconi ha rimesso in movimento tutto il quadro politico.
L’onda d’urto ha investito in prima battuta la coalizione centrista messa in piedi in maniera un po’ raffazzonata dall’ex presidente del Consiglio Monti. 
Anche questa era una conseguenza prevedibile e scontata.
Una formazione di centro che ha la pretesa di rimanere autonoma dal centrodestra e dal centrosinistra può reggere allo scontro solo a due condizioni.
Che abbia un forte legame politico e che sia determinante per gli equilibri parlamentari.
Scelta Civica non soddisfa né l’uno né l’altro di questi requisiti. Non ha un forte legame politico, in quanto appare più un rassemblement male assortito in cui confluiscono cattolici, liberali, un partito organizzato come l’UDC e militanti di associazioni ecclesiali dotate di una forte coesione interna quali Comunione e Liberazione e la Comunità di Sant’Egidio.
Tutte componenti che si erano ritrovate sotto l’ombrello di Monti solo perché il Professore era Presidente del Consiglio in carica e appariva predestinato alla leadership di uno schieramento di centro destra considerato l’erede naturale della compagine berlusconiana minata dai fallimenti dell’azione di governo  e vista con crescente imbarazzo dalle cancellerie, dai partiti e dalla pubblica opinione dei nostri partner europei e atlantici. 
Era un legame sottile che avrebbe potuto rappresentare un inizio a patto di costruire intorno ad esso una piattaforma politica e programmatica condivisa e una classe dirigente comune.
Invece, in questi mesi le distanze sono aumentate sia perché non sono stati sciolti i tanti nodi politici accantonati nella fase di avvio, sia perché i rapporti personali all’interno del gruppo dirigente sono addirittura peggiorati anche per una gestione autocratica, sfornita di adeguati consensi. 
Determinanti, poi, gli effetti negativi conseguenti a un risultato elettorale non conforme alle attese, che ha indebolito l’autorevolezza di Monti come leader politico e ha dimostrato, nel contempo, l’irrilevanza parlamentare del Raggruppamento. 
Ora prende avvio una fase di riflessione che potrebbe portare a una deriva delle singole componenti, in forme e con modalità da definire, verso il centrodestra e verso il centrosinistra con un rafforzamento delle ali moderate dei due schieramenti.
L’effetto anomalo, considerato l’equilibrio esistente fra le coalizioni, è che il peso politico e la capacità di influenza dei singoli gruppi sarà, probabilmente, superiore a quello che aveva la formazione centrista nel suo complesso.
La competizione elettorale nella seconda repubblica si è sempre giocata, salvo che nel 2008, sul filo dei decimali. È evidente, quindi, che i consensi in uscita da Scelta Civica potrebbero essere preziosi. Anche perché sono voti che valgono doppio, visto che possono passare dall’una all’altra delle due coalizioni che si contendono la maggioranza del corpo elettorale.
Di fronte a un tale scenario il centrosinistra commetterebbe un errore grave se si chiudesse in una logica di autosufficienza e disdegnasse gli apporti che possono venire dal fronte moderato.
Mai come in questo momento le elezioni si vincono al centro. E per conquistare i consensi del centro é necessario attingere al bagaglio di idee, di programmi, di cultura, di sensibilità di quanti da anni si misurano con le problematiche, le istanze, gli interessi della vasta area dell’elettorato moderato.
È il momento di ridare valenza alla coalizione Italia Bene Comune e di valorizzare il ruolo della componente moderata il cui apporto potrà essere determinante negli scenari politici futuri, come è stato determinante, d’altronde, anche in presenza di un risultato modesto in valori assoluti, nella consultazione elettorale di febbraio 2013.
Il Partito Democratico deve avviare una riflessione sulle sue responsabilità di partito di maggioranza relativa e coinvolgere tutte le componenti dello schieramento progressista. 
Il Centro Democratico è pronto a fare da ponte con le componenti moderate interessate ad aprire un dialogo con il centrosinistra, traendo ispirazione dai valori fondanti della nostra Costituzione quali equità, solidarietà, libertà intesa anche come libertà dal bisogno. Dialogo destinato al successo soprattutto se alimentato da iniziative concrete, mirate ad incidere con immediatezza sui problemi più pressanti del nostro Paese quali l’occupazione, i giovani, il Mezzogiorno, il sostegno ai più deboli e agli esclusi e la lotta contro l’evasione fiscale e la corruzione, le grandi piaghe che ostacolano il ritorno dell’Italia sul sentiero della crescita.