IL CENTRO DEMOCRATICO È CON IL MINISTRO POLETTI. SÌ A PREPEPENSIONAMENTI, STAFFETTA GENERAZIONALE E PART- TIME NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO

Nello Formisano
Il Centro Democratico plaude all’iniziativa del ministro Poletti che, finalmente, sta mettendo a punto un provvedimento organico per superare i guasti della normativa previdenziale Fornero.
Una riforma che è stata deleteria per l’economia italiana, non solo per la questione esodati, ma perché ha bloccato il turn over in tutti i settori produttivi nonché nella pubblica amministrazione, proprio in un momento in cui c’era bisogno di accelerare l’uscita di lavoratori anziani e la loro sostituzione con giovani in cerca di prima occupazione.
Purtroppo, una lobby formata da superburocrati abbarbicati alla loro poltrona e da accademici prigionieri di visioni settoriali ha, finora, impedito di dare corso alle iniziative volte a sbloccare il mercato del lavoro, nonostante le delibere approvate dal Parlamento su proposta del Centro Democratico e la volontà di intervenire manifestata sia dal governo Letta che dal governo Renzi.
Rispetto al passato, sembra ci sia una maggiore condivisione delle Organizzazioni sindacali.
Il cammino da fare, però, è ancora lungo. Gli avversari sono numerosi e agguerriti e  non hanno abbandonato la speranza di portare anche questa volta la riforma su un binario morto.
La retromarcia su “quota 96” per la scuola non induce all’ottimismo, sia per il fatto in sé che è molto grave, sia per le motivazioni.
La mancanza di copertura addotta dalla Ragioneria per boicottare il provvedimento è una causale in palese contrasto con la realtà, in quanto i maggiori oneri previdenziali che, comunque, sono limitati nel tempo, sarebbero ampiamente compensati dalla riduzione del costo del lavoro. E il risparmio rimarrebbe anche in presenza di una parziale sostituzione dei pensionati con neo assunti.
Il ministro Poletti e il governo, in questa battaglia, hanno bisogno del sostegno da parte di tutti coloro, forze politiche e semplici cittadini, che sono preoccupati per le sorti della nostra economia. 
Il Centro Democratico è pronto a dare un apporto costruttivo sia sul piano parlamentare sia sul piano tecnico, purché si tratti di riforma vera e non di un progetto di basso profilo finalizzato solo a strappare qualche titolo sui giornali.
 
Ribadiamo, al riguardo, ciò che abbiamo già scritto altre volte sia in documenti ufficiali che in articoli, la riforma può diventare uno degli strumenti fondamentali per il rilancio dell’economia.
Il problema più importante del sistema Italia è la stagnazione dei consumi interni. Se non ripartono i consumi  non può esserci né ripresa dello sviluppo, né inversione di tendenza sul fronte dell’occupazione.
Per rilanciare i consumi si potrebbero immettere risorse aggiuntive nell’economia. Ma lo stato delle finanze pubbliche non alimenta speranze in tal senso visto che lo stesso Presidente del Consiglio non ritiene si possa andare al di là della riconferma degli ottanta euro agli attuali destinatari, con i limiti e le modalità della erogazione di maggio.
Quindi, l’unica possibilità di accrescere i consumi è di intervenire sulla redistribuzione del reddito, aumentando l’occupazione con modalità tali che l’aumento non pesi sul bilancio dello Stato.
Perciò  la riforma della Fornero e la conseguente flessibilizzazione dei termini per la pensione è una scelta strategica che può imprimere una svolta alla politica economica.
Nel pubblico il prepensionamento é una operazione che comporta risparmi rilevanti per lo Stato. Senza fare calcoli astrusi è sufficiente una osservazione elementare, le pensioni sono più basse degli stipendi. E sono tanto più basse quanto più è anticipato il pensionamento, in quanto, come è noto, la base pensionabile aumenta del 2 per cento l’anno e, quindi, è ridotta per i lavoratori che anticipano l’uscita dal lavoro. 
Si creano, in tal modo fondi che possono essere reimpiegati nella assunzione di giovani, il cui costo, soprattutto se i pensionati sono alti dirigenti, è molto inferiore alla differenza fra retribuzione e pensione del dipendente sostituito.
Nel privato c’è il problema che i vantaggi del turn over vanno all’impresa mentre gli oneri gravano sull’Inps. Ma l’esperienza dimostra che gli imprenditori sono disposti ad accollarsi gli oneri della fase di transizione, come hanno fatto in molti settori prima della Fornero, rinunciando a una parte dei benefici economici derivanti dalla operazione.
Quindi, la riforma di cui parla il ministro Poletti può essere attuata a costo zero per il Tesoro e può portare risultati positivi sia per i settori produttivi e per l’occupazione che per i consumi.
È la strada più diretta e più efficace per uscire dalla stagnazione in cui é impantanata la nostra economia.
A chi parla pretestuosamente di oneri per l’INPS è sufficiente far rilevare che le valutazioni  vanno fatte sull’intero sistema economico e non sulla previdenza considerata isolatamente. Anche perché la ripresa dell’economia porterebbe benefici anche al sistema previdenziale con l’aumento dei contributi, mentre se l’economia continuerà a non crescere è utopistico immaginare una previdenza con i conti in ordine.  
Però, è necessario che  la riforma sia coerente e organica, senza timidezze e senza ambiguità e che sia concepita come una riforma di sistema, partendo proprio dal concetto, che la Fornero aveva ignorato, che di qualunque provvedimento vanno considerate le ricadute sull’occupazione, sui settori produttivi, sulle entrate fiscali (che, ovviamente, trarrebbero giovamento da un aumento dell’occupazione) e sulla crescita, nonché sui conti pubblici, ma visti in maniera completa (detraendo, ad esempio, i risparmi in termini di ammortizzatori sociali) e dinamica, calcolando le interrelazioni con il sistema economico nel suo complesso.
In tale ottica, devono essere utilizzati tutti gli strumenti a disposizione, prepensionamenti, part time pensionistico, staffetta generazionale vera e propria, anche adeguando la normativa vigente in materia.
Oggi, tanto per fare un esempio, un datore di lavoro che volesse mettere in part time un dipendente alle soglie della pensione senza che subisca penalizzazioni sul piano previdenziale non ha lo strumento giuridico per versare la differenza di contributi che sarebbero necessari allo scopo.  
Un buco normativo che impedisce l’avvio di una modalità di staffetta generazionale nel privato a costo zero per lo Stato, che potrebbe portare a decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. 
Ma, soprattutto, devono essere eliminati tutti i condizionamenti amministrativi ed economici. 
Per quanto riguarda quelli economici, è sufficiente che i privati, e lo Stato quale datore di lavoro, destinino a compensazione dei maggiori oneri previdenziali parte dei vantaggi ottenuti dal minore costo del lavoro.
Per quanto riguarda gli ostacoli amministrativi è necessario eliminare tutti i cavilli dei quali è capace la nostra burocrazia, riducendo al minimo le procedure, gli adempimenti, i vincoli e i condizionamenti settoriali. E, a tale scopo è bene che sia costituito uno staff ad hoc per gestire l’operazione con un responsabile politico che la segua in tutte le sue fasi e risponda direttamente alla Presidenza del Consiglio e alle Commissioni competenti di Camera e Senato.
E, soprattutto, bisogna comprendere che l’operazione potrà incidere sul rilancio dell’economia solo se coinvolgerà grandi numeri.
Secondo un’indagine di qualche anno fa solo nel pubblico erano interessati al prepensionamento nelle sue varie forme circa 200 mila dipendenti. Cifra che può essere almeno raddoppiata, se lo si estende al settore privato.
Sarebbe quello shock drastico di cui ha bisogno il sistema economico per ripartire.