IL CARDINALE DI NAPOLI CRESCENZIO SEPE RIUNISCE TUTTI I VESCOVI DEL SUD PER CONTRASTARE LA DISOCCUPAZIONE. A QUANDO UNA INIZIATIVA FORTE DELLE ISTITUZIONI?

Cardinale Crescenzio_Sepe

Il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe ha indetto un convegno che si terrà nella città partenopea fra gennaio e febbraio del prossimo anno sui temi del lavoro e della disoccupazione. 
Parteciperanno tutti i vescovi dell’Italia meridionale.  Al programma stanno già lavorando due vescovi delegati per ogni regione. 
Al confronto saranno invitati anche rappresentanti del governo, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni datoriali.
“Non ci sarà solo una analisi dei problemi, ha dichiarato il cardinale di Napoli, ma saranno elaborate proposte concrete che, potranno essere attuate se ognuno farà la sua parte”.
L’iniziativa del cardinale è sicuramente encomiabile ed è l’ennesimo segnale della volontà della Chiesa di essere protagonista nella battaglia contro i guasti di una politica economica lontana dai bisogni della gente e, soprattutto, contro la disoccupazione che, secondo le parole del cardinale, è “un’emergenza che mina ogni tentativo di riscatto sociale, una vera calamità sociale che mina la sicurezza delle famiglie e compromette il futuro dei giovani, molti dei quali si chiudono in un atteggiamento di disperata rassegnazione”.
Ma l’iniziativa è anche un sintomo del distacco fra classe dirigente e cittadini. Sarebbe stato naturale che fossero i partiti, le istituzioni, i politici del Mezzogiorno a  programmare un convegno come quello annunciato dal cardinale Sepe.
La situazione nelle regioni meridionali è esplosiva. La disoccupazione è a livelli da paese del terzo mondo, quella giovanile raggiunge picchi ancora più pesanti. 
Ma, nessuno ha ritenuto che il tema fosse meritevole di particolare attenzione. Non ci sono analisi, non ci sono proposte, non ci sono progetti. 
Il governo, dopo la disanima coraggiosa del presidente del Consiglio, ripropone le solite ricette, basate esclusivamente sull’utilizzo dei fondi europei che sono ormai considerati sostitutivi di un piano di intervento statale che è, da anni, scomparso dall’agenda della politica economica nazionale.
L’incidente ferroviario in Puglia, al di là delle responsabilità individuali, dimostra, ancora una volta, la arretratezza dei servizi pubblici nel Mezzogiorno. La distanza fra le due Italie si amplia di anno in anno, in termini di reddito, di lavoro, di infrastrutture.
Soprattutto, al Sud non sono garantiti i diritti costituzionali che sono la base essenziale per il rilancio dello sviluppo, in primo luogo il diritto alla sicurezza che è la precondizione perché le regioni meridionali attraggano investimenti nazionali e internazionali.
Un grande piano per il Mezzogiorno, con risorse certe e immediatamente spendibili è la premessa per la ripresa dell’economia anche nelle regioni più sviluppate. È evidente, infatti, che, come nel passato, sarebbero, soprattutto le imprese del Centro Nord a giovarsi di una rinnovata attenzione al Sud.
Il convegno promosso dal cardinale Sepe è l’ennesimo grido di allarme per una situazione economicamente degradata e socialmente esplosiva.
È da sperare che le istituzioni recepiscano il messaggio di cui la Chiesa si fa portavoce. La pazienza delle popolazioni meridionali non è infinita.