IL CANTON TICINO DICE NO AI LAVORATORI FRONTALIERI. MA SERVE L’OK DI BERNA. A RISCHIO I RAPPORTI TRA SVIZZERA E UE

confine italo - svizzero

Il Canton Ticino prova a dire no ai lavoratori frontalieri e, in particolare, ai circa sessantaduemila lavoratori che ogni giorno varcano i confini e arrivano dall’Italia. L’esito del referendum “Prima i nostri”, promosso dalla destra nazionale Udc e dalla Lega dei Ticinesi, non lascia dubbio alcuno: il 58 per cento dei cittadini Ticinesi chiede che sul mercato del lavoro svizzero venga privilegiato chi vive sul territorio, prima di chi arriva dall’estero ed in particolar modo dall’Italia. Nello specifico, il testo referendario a cui gli elettori del Cantone hanno detto sì, chiede una modifica della Costituzione, con l’obbligo per i datori di lavoro di dare la precedenza agli svizzeri o agli stranieri domiciliati in Svizzera.
Tale modifica, per essere attuata, deve essere autorizzata dal governo della Confederazione. Pertanto, la votazione non ha, almeno al momento,  conseguenze pratiche  ma provoca un aumento delle tensioni. 
Infatti, pur non avendo applicabilità immediata, il referendum ha già scatenato l’ira di diversi politici, e rischia di provocare una probabile crisi tra la Svizzera e la UE. È intervenuta anche la Commissione europea, affermando che l’esito del voto non renderà più facili i negoziati in corso con la Confederazione elvetica. Sono a rischio le relazioni tra Berna e Bruxelles che da mesi stanno negoziando una soluzione diplomatica dopo che nel 2014 gli elettori svizzeri si erano detti favorevoli all’adozione di quote di immigrati. La Svizzera, pur non essendo membro dell’Unione, gode dell’accesso al mercato unico e deve, in contropartita, rispettare la disciplina sulle quattro libertà fondamentali su cui si basa l’Unione, fra le quali la libertà di circolazione delle persone. Mettere in dubbio il principio della libera circolazione delle persone, discriminando i frontalieri, che siano italiani o meno, potrebbe essere un ostacolo insormontabile a un’intesa tra Svizzera e Ue.