I PREPENSIONAMENTI DEI DIPENDENTI PUBBLICI SONO NECESSARI. INCOMPRENSIBILE IL NO DI ANGELETTI

Ministro del Lavoro Giovannini
C’è da sperare che la reazione di Luigi Angeletti alla notizia dell’esodo volontario dei duecentomila dipendenti pubblici sia dovuta a un equivoco.
Il Segretario Generale della UIL, in un’intervista al Messaggero, ha minacciato lo scontro se l’Esecutivo non farà marcia indietro e confermerà il progetto.
È una risposta che lascia sconcertati, perché appare pretestuosa e priva di reali motivazioni. 
Quelle esposte  da Angeletti nell’intervista non appaiono coerenti con il ruolo che un sindacato è chiamato a svolgere, vale a dire, difendere gli interessi dei lavoratori.
Infatti, se le indiscrezioni diffuse nei giorni scorsi sono esatte, il progetto in discussione prevede, per i dipendenti pubblici, la possibilità di andare in pensione, su base volontaria, per un periodo di tempo determinato, in anticipo rispetto ai limiti di età e di anzianità fissati dalla riforma Fornero.
Si tratterebbe, in altri termini, di un’operazione di prepensionamento circoscritta nel tempo che porterebbe vantaggi sia ai dipendenti che alla pubblica amministrazione.
Contro un’operazione del genere, secondo il Messaggero, il Segretario della UIL minaccia addirittura di scendere in piazza.
Quali le motivazioni di una presa di posizione così forte?
“Si produrrebbe una ingiustificabile divaricazione rispetto alle regole sui pensionamenti che riguardano gli altri lavoratori”, avrebbe detto, secondo l’intervistatore, il Segretario della UIL.
Non vogliamo insegnare il mestiere ad Angeletti, ma è evidente che se viene offerta un’opportunità ad alcuni lavoratori creando una discriminazione il dovere del sindacato è di chiedere che l’opportunità venga estesa anche agli altri, non di opporsi alla proposta.
Nel caso di specie, peraltro, la sua preoccupazione non sussiste. I prepensionamenti per i privati sono già previsti dall’art. 4 della legge Fornero e dalla circolare INPS 119 del 1 agosto scorso. Ovviamente i costi sono a carico del datore di lavoro. Nel caso dei dipendenti pubblici il datore di lavoro è lo Stato e, quindi, tocca allo Stato accollarsi i relativi oneri.
Quindi, dal punto di vista sindacale, l’operazione non crea alcuna discriminazione, anzi sana una discriminazione palese che dura da tempo a danno degli statali.
Infatti, nel settore privato, i prepensionamenti esistono da anni e hanno dato risultati eccellenti sia per accrescere la produttività e l’efficienza delle aziende, sia per consentire a tanti lavoratori di raggiungere l’agognata pensione con qualche anno di anticipo.
Nel credito, ad esempio, ci sono decine di migliaia di dipendenti che li hanno utilizzati. E questo ha consentito alle banche di ristrutturarsi e di giungere con i conti in ordine all’appuntamento con la crisi finanziaria internazionale che ha messo in ginocchio aziende in tutto il mondo ma, proprio per questo, non ha avuto impatti significativi sulle banche italiane.
Perciò anche la seconda critica di Angeletti “si tratterebbe di una scelta sbagliata che aumenterebbe l’inefficienza della pubblica amministrazione” è una critica che non regge.
L’efficienza della pubblica amministrazione non può che aumentare a seguito di una operazione di svecchiamento che consentirebbe di andare via ai dipendenti stanchi, demotivati, delusi, che, magari, avevano già programmato le dimissioni e sono stati bloccati dalla riforma Fornero quando mentalmente si sentivano già in pensione.
Però Angeletti ha ragione quando dice che è necessario un piano industriale. Prepensionare duecentomila dipendenti significa procedere a una profonda ristrutturazione. Prima di avviare l’operazione bisogna sapere dove tagliare e come riorganizzare la macchina amministrativa dopo le uscite.
E anche quanti pensionandi sostituire con nuove assunzioni. Perché un’operazione  di ristrutturazione di queste dimensioni richiede necessariamente che una parte degli esodati venga sostituita.
Si attiverebbe così quella staffetta generazionale di cui si parla da tempo e che Enrico Letta ha inserito nel programma di governo.
Una staffetta generazionale che farebbe bene non solo alla pubblica amministrazione, ma anche alla economia nel suo complesso, in quanto, come abbiamo già spiegato in precedenti articoli sulla materia, sarebbe una prima risposta per i giovani in cerca di occupazione, rimetterebbe in moto il mercato dei consumi e darebbe una spinta significativa anche al rilancio della produzione.
Come ha osservato Romano Prodi in un recente articolo, se non riparte il mercato interno, non è ipotizzabile l’avvio della ripresa.
L’operazione prepensionamenti, se collegata alla staffetta generazionale, sarebbe un efficace strumento per stimolare il sistema produttivo.
Noi ci aspettiamo che su questi punti Angeletti chieda chiarimenti al tavolo delle trattative.
Il progetto del governo, così come appare dalle indiscrezioni sulla stampa, è monco e perfettibile.
Ma, dal momento che sulla staffetta generazionale l’Esecutivo si è già pronunciato quando ha dato parere favorevole a una mozione del Centro Democratico approvata dalla Camera con ampia maggioranza riteniamo che sia una battaglia in discesa che può essere vinta anche senza mobilitazioni di piazza.
Il consenso del sindacato, però, è fondamentale per accelerare l’avvio del progetto.
Siamo sicuri che le Organizzazioni dei lavoratori sceglieranno con oculatezza le posizioni da assumere.